Graffiti sotto il cielo di Roma

22 Febbraio 2013


Esiste forse un’altra città al mondo imbevuta a tal punto  di bellezza da diventare essa stessa, nella sua straordinaria complessità, una vera e propria opera d’arte a cielo aperto? Roma è, da sempre, palcoscenico privilegiato per la creatività: dai suggestivi vicoli di Trastevere fino alle superbe rovine dei Fori offre, senza soluzione di continuità, costanti stimoli visivi e concettuali. Modelli per l’elaborazione di nuovi linguaggi dell’arte.

La Città Eterna diventa scenario per una nuova puntata di Streetosphere, la serie che indaga il mondo della street-art: incontrandone i protagonisti, svelando le evoluzioni di un linguaggio che si aggiorna al ritmo frenetico della contemporaneità. Echi caravaggeschi nel lavoro di C-215 e Alice Pasquini, coppia nella vita e nell’arte: dal Merisi prendono lo spirito anticonformista e ribelle, eleggendo la sua figura ad autentico punto di riferimento.

Piccoli dettagli delle opere di Caravaggio animano allora gli angoli dimenticati di Roma, prendendo possesso delle cassette grigie delle compagnie elettriche; frammenti dove pulsa la stratificazione di storie minime, tra manifesti strappati e scritte di innamorati. Anche Clet Abraham, eclettico artista bretone trapiantato in Italia, ha scelto di intervenire in modo deciso su spazi inediti e decisamente poco convenzionali.

Saranno anche utili i segnali stradali, ma rappresentano vere e proprio ferite in uno dei panorami urbani più belli al mondo. E così Clet mette mano a sensi unici e divieti di sosta: i cartelli, dopo il suo passaggio, si trovano investiti di una nuova funzione estetica, giocando un ruolo attivo nella bellezza del contesto. Un piccolo, coraggioso atto di rivolta contro il Brutto; un gesto liberatorio,  dichiarazione d’amore verso una città unica.