Heimat. La fine di un impero

24 novembre 2014


Basta un colpo di piccone, è vero, a cambiare il futuro. Ma il passato quello no, non si cancella: i suoi fantasmi restano, presenze inquietanti, a tormentare con il ricordo tossico di antiche rivalità l’atteso ritorno alla normalità. Il crollo del Muro di Berlino segna una cesura fondamentale nell’epoca moderna, tra il mondo com’era e il mondo come sarà. Eppure i confini tra le due dimensioni sono tutt’altro che netti, svaporano in una nebbia che ne offusca i contorni in inquietanti cortocircuiti.

In onda su Sky Arte HD l’ultimo capitolo di Heimat 3, trilogia con cui Edgar Reitz porta la sua monumentale saga dedicata alla Germania del Novecento negli anni della caduta del comunismo. Un progetto impressionante quello del regista tedesco, con trent’anni di lavoro per produrre la bellezza di undici film – undici capitoli di una intensa storia che vede le vicende intime e private della famiglia Simon intrecciarsi con i fatti che hanno segnato il corso collettivo degli eventi.

Con questo Arrivano i Russi siamo nell’autunno del 1992, alle prese con le contraddizioni che l’euforico senso di libertà esploso a seguito della riunificazione aveva semplicemente taciuto. E non risolto. Non esiste infatti più la Cortina di Ferro, ma esiste ancora un Oltrecortina: dall’URSS in disgregazione arrivano, a centinaia, antichi oppressori oggi ridotti a oscuri avventurieri o avventurosi fuggiaschi, figure al limite che alimentano tensioni mai sopite.

Come quelle che agitano gli ex-militanti anti-comunisti, incarcerati dal regime e oggi liberati. Ma liberi davvero? Sembra non esserci posto per loro nella nuova società tedesca, che fatica a fare i conti con il proprio più recente passato: ma la vita e il dolore di questi uomini e donne non è polvere che si può nascondere sotto il tappeto, il loro stesso apparire all’orizzonte pone domande di stringente urgenza e attualità. A cui diventa necessario rispondere.

La curiosità – C’è anche un italiano tra le vittime della polizia di frontiera della DDR. È Benito Corghi, camionista emiliano ucciso per errore nel 1976 al confine tra Turingia e Baviera: bloccato per un disguido burocratico ad un posto di blocco nella Germania Ovest stava cercando di raggiungere l’altra parte della cortina per recuperare i documenti che gli erano stati contestati. Scambiato per un fuggiasco è stato ucciso da un soldato di appena vent’anni.


Se clicchi OK acconsenti all'uso da parte di Sky dei cookie tecnici, analitici, di profilazione di prima e terza parte, che sono usati per capire i contenuti che ti interessano e inviarti pubblicità in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più sui cookie e decidere se acconsentire oppure no a tutti o ad alcuni cookie, leggi qui la nostra Cookie Policy. Per leggere l'Informativa Privacy clicca qui

The cookie settings on this website are set to "allow cookies" to give you the best browsing experience possible. If you continue to use this website without changing your cookie settings or you click "Accept" below then you are consenting to this.

Close