Henri, Louise e la febbre del can-can

28 Febbraio 2014


Il velluto di tende e divanetti pregno dell’aroma del tabacco, che aleggia in volute di fumo; il ripiano dei tavoli ingombro di bicchieri e bicchierini, con la fata verde dell’assenzio a sprigionare il suo mefistofelico e ammaliante richiamo all’oblio. E poi la sensualità carnale delle ballerine, le gambe scoperte lascive sotto gli strati di taffetà al ritmo tambureggiante dell’orchestra: questa è la Parigi di fine Ottocento, la città del proibito, dei café chantant. Degli artisti.

Ospite fisso del Moulin de La Galette è un uomo ferito e insultato dalla vita. Dotato di un genio inarrivabile, ricco oltre ogni possibile immaginazione; ma sbeffeggiato da una menomazione che lo rende macchietta di se stesso; costretto ad arrancare appoggiato a un bastone, con quelle gambe fragili e storte che faticano a tenere il passo della sua sprezzante e febbricitante vitalità. È Henri Toulouse-Lautrec, rampollo di una famiglia della più agiata aristocrazia del sud. Di professione pittore.

Fulminante il suo incontro con Louise Weber, vedette del locale: donna fragile, sola, assediata dalle attenzioni di uomini che non sanno vedere oltre l’immaginario erotico. Due looser  ante litteram Henri e Louise, che intrecciano le proprie vite – riscattandosi – nelle stanze del Destini Incrociati Hotel: protagonisti di una nuova puntata della serie animata che racconta i rapporti che hanno cambiato la storia dell’arte e della cultura moderna.

È Henri a convincere l’amica Louise ad accettare l’incarico proposto da un nuovo locale, da poco aperto in quello che era un vecchio mulino tinteggiato di rosso. Nasce così la leggenda del Moulin Rouge, con la ballerina a inventare i passi del mitico can-can e il pittore a farsi grafico d’eccezione per volantini e manifesti destinati a lasciare un segno indelebile nel modo di comunicare. Anticipando quello che sarà il linguaggio della pubblicità.  

La curiosità – Non conosce lieto fine la storia di Henri e Louise. Lui morirà, nemmeno quarantenne, debilitato dal bere e dalla sifilide. Lei, ritiratasi dalle scene, cadrà nelle spire dell’alcolismo: finirà, obesa fino a risultare irriconoscibile, a lavorare in un circo come donna cannone.