Hyde Park, 1969. La leggenda degli Stones

21 Gennaio 2014


O è bianco o è nero: il rock non conosce sfumature di grigio. E così da un lato ci sono i buoni, gioiosi e azzimati Beatles; impeccabili nel loro look da bravi ragazzi. Dall’altro, naturalmente, i Rolling Stones: estremi, esagerati, incendiari. Prima che Lennon e compagni vengano fulminati sulla via dell’India e scoprano sonorità più complesse – in certi casi più aggressive – la corona dei bad boys  è tutta per Mick Jagger, Keith Richards e soci.

Tre ore di musica, con filmati d’epoca e live recenti: dimostrazione che il tempo non ha intaccato di una virgola il talento e la classe di una band che continua a impressionare per compattezza, presenza scenica e qualità delle performance. Sky Arte HD ci porta nell’universo sonoro degli Stones, partendo da un evento di rara suggestione. Dedicato alla memoria di un compagno di viaggio sceso troppo presto dal treno del successo.

Il 3 luglio 1969 Brian Jones, chitarrista della band, viene trovato senza vita ad appena 27 anni. Un paio di giorni e Hyde Park si riempie di 200mila persone: è con un concerto gratuito che i Rolling Stones decidono di salutare l’amico. Nell’estate del 2013, in occasione del cinquantesimo anniversario dalla loro prima esibizione, ecco Jagger e soci tornare su quello stesso palco: per uno show indimenticabile, che dopo oltre trent’anni di assenza vede il ritorno nella line-up di Mick Taylor.

Quell’evento è tra i passaggi fondamentali di Crossfire Hurricane, documentario con cui Brett Morgen racconta le prime due decadi della lunga e fortunata carriera degli Stones. Si scava alle origini della leggenda, attingendo a incredibili materiali Anni Sessanta e Settanta: passando dalle spettacolari immagini dello storico live di Altamont e arrivando alle session per la registrazione di Exile On Main Street . Una pietra miliare per la storia del rock.

La curiositàNanker : dal nome di una smorfia che sia Keith Richards sia Brian Jones erano soliti fare spesso. Phelge : ovvero il cognome del loro coinquilino. Firmati Nanker Phelge, pseudonimo collettivo che cela in realtà tutti i componenti della band, sono quattordici tra i loro primi brani. Una condivisione che ha alimentato polemiche e rivendicazioni sul reale apporto di Jones alla scrittura dei pezzi incisi dalla band.