I ruggenti Anni Ottanta dei Duran Duran

17 Dicembre 2012


Piccoli film per grandi canzoni. È al mondo del cinema che guardano i Duran Duran quando pensano al video-clip, linguaggio che ha rivoluzionato il modo di concepire la musica: il rapporto tra la band che ha riscritto i canoni del pop e la macchina da presa è al centro di una nuova puntata di Video Killed The Radio Star, serie che indaga grazie alla testimonianza dei protagonisti le fasi salienti di una vera e propria rivoluzione dell’immagine.

Londra, 1981. Dai mitici studi di Abbey Road esce “Planet Earth”, il primo album dei Duran Duran. Il singolo omonimo lancia a livello internazionale i ritmi frenetici di un gruppo che supera l’irruenza del punk con melodie ammiccanti e coinvolgenti: l’epopea della New Wave si apre con il video firmato da Russell Mulcahy, primo tassello di un sodalizio artistico che vedrà la nascita di autentiche pietre miliari del pop.

Atmosfere visionarie, costumi eccentrici e ricorso costante ai primi rudimentali effetti speciali: Nick Rhodes e Simon Le Bon, anime della band, tornano con la mente ai giorni dell’esplosione del fenomeno Duran Duran; eccoli, ancora una volta, a tu per tu con Mulcahy, il regista australiano considerato, non a torto, come il padre del videoclip. Sua la firma di quello per “Video Killed the Radio Star” dei Buggles, il primo ad essere mai trasmesso in televisione.

Ma è proprio nel rapporto con Le Bon e compagni che Mulcahy riesce a dare sfoggio migliore del suo eclettico talento creativo: le colorate e ironiche messinscene pensate per “Rio” sono forse tra i simboli più appariscenti e felici di un’intera stagione musicale. Budget faraonici e scenografie lussuose, decine di comparse e una produzione hollywoodiana: ecco, infine, “The Wild Boys”. Fotografia fedele dei ruggenti Anni Ottanta.