I terzi incomodi del rock

4 Marzo 2013


Chi pensa al rock degli Anni Sessanta si pone automaticamente davanti a un bivio. Meglio la carica furibonda e trasgressiva dei Rolling Stones o la raffinatissima capacità compositiva dei Beatles? Scelta ardua, per non dire impossibile. Eppure, in quegli stessi incredibili anni, è ancora una volta l’Inghilterra a fornire una splendida soluzione di sintesi. Capace di convogliare sotto lo stesso marchio l’energia degli uni e la classe degli altri. Chi ha compiuto il miracolo? Gli Who.

Un live entrato nella storia quello girato nell’estate del 1970 nella mitica Isola di Wight, teatro dove portare in scena la risposta europea alla Summer of Love esplosa fragorosamente a Woodstock: sul palco, tra i vari Jimi Hendrix, Jethro Tull ed Emerson, Lake & Palmer, anche loro. La voce cristallina di Roger Daltrey, le chitarre incendiarie di Pete Townshend, le trame sonore del basso di John Entwistle e la vigorosa batteria di Keith Moon: un combo che ha fatto la storia.

La purezza dell’HD ricrea le incredibili emozioni di quel giorno di fine agosto del 1970, documentando una performance che resta impressa negli annali del rock. Quasi novanta minuti di musica eccezionale, costellati di pezzi che emozionano e scatenano: a partire da “My generation”, mattone fondamentale per arrivare alla nascita del punk fino a “I can’t explain” e la visionaria “Painball Wizard”.

Da urlo l’ultima parte della scaletta, interamente basata su “Tommy”: Townshend e soci danno il meglio di sé nel proporre un intenso medley tratto dalla loro prima rock-opera, un concept albun che ha rivoluzionato il modo di interpretare il rock. Il live dall’Isola di Wight riesce a fissare nella memoria la portata di un gruppo straordinario, che proprio sul palco sa esprimersi al meglio. Se è vero che Eddie Vedder, leader dei Pearl Jam, non esita a definire gli Who “il miglior gruppo dal vivo di sempre”.