Il calcio in India. Con Federico Buffa

27 novembre 2014


Per quanto ne sappiamo noi, da queste parti la palla che va per la maggiore è di stazza decisamente più piccola rispetto a quella che rotola sui campi da calcio. È rossa e non a poligoni bianchi e neri; di sughero pressato, corda e pelle, senza camere d’aria e valvole per poter gonfiare e sgonfiare. Perché da queste parti, in India, il calcio non sanno nemmeno cosa sia: vanno pazzi per il cricket, loro. Giusto? Sbagliato! Come ci insegna Federico Buffa.

È una sfida vinta ai luoghi comuni, e al tempo stesso un’appassionante indagine che ci permette di scoprire lati nascosti di un Paese dalle mille e più tradizioni quella proposta in esclusiva su Sky Arte HD. Giornalista sportivo e appassionato story-teller, Buffa ci porta con sé sulle rotte di un inedito Viaggio in India, muovendosi alla scoperta di miti e passioni che il mondo occidentale per lo più ignora. E che ci avvicinano, di molto, a una nazione solo apparentemente e geograficamente così lontana.

È arrivato fin quaggiù insieme agli inglese, il football : e l’ha fatto prestissimo. È il 1888 quando si tiene a Delhi la prima pioneristica edizione della Durand Cup, tra le più longeve competizioni calcistiche al mondo, nella quale si distinse quel Willie Maley entrato nella storia dello sport come uno tra i primi campioni – e poi allenatore da record – dei leggendari Celtic Glasgow. Un mito assoluto, a cavallo tra realtà e leggenda.

La storia del calcio in India è, come ovunque, mosaico di esperienze, avventure e personaggi che si intrecciano con la grande cronaca e con la più vibrante quotidianità. Si passa così dai campionati giocati a piedi nudi negli Anni Cinquanta ad una eroica semifinale olimpica, incrociando figure che spaziano dai Beatles a Nehru, fino a Gandhi; spaziando tra le luci seducenti di Bollywood e magari, chissà, un sorso di gin…

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La curiosità – È nato nello stato brasiliano del Goiàs nel 1992, fa il centrocampista per i rossoneri dell’Atlético Goianense e ha collezionato, nelle sue prime quattro stagioni da professionista, una quindicina di presenze. Si chiama Mahatma Gandhi Heberpio Mattos Pires, ma per semplicità porta scritto sulla maglia solamente Mahatma. Una stima assoluta per il padre dell’Indipendenza indiana quella dei genitori del ragazzo, che hanno così deciso di dare al figlio un nome tanto insolito quanto… impegnativo!


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