Il calore della neve. Nella voce di Sting

21 Febbraio 2013


La spettacolare cornice di una chiesa gotica, magnifico rifugio per i tormenti dell’anima. Un ensemble di 35 musicisti in arrivo da tutto il mondo per omaggiare, con la propria arte, il re indiscusso del pop d’autore. E lui, il sovrano, assiso in trono: a incantare con la propria voce cristallina; a tessere melodie delicate, caldissime Note d’inverno. Un evento unico il concerto con cui Sting presenta, dalla cattedrale di Durham, il suo ultimo album in studio.

È il tempo della maturità e della riflessione, per l’ex bassista dei Police. Il tempo di tornare a casa e radunare le cose più preziose: il ricordo della natia contea del Tyne and Wear, i dotti riferimenti letterari a Italo Calvino, la passione – mai celata – per la musica antica. Spunti che si tramutano, nel 2009, in“If on a winter’s night”, suo nono disco solista. Una gemma, svelata su Sky Arte HD nel corso di un live imperdibile, arricchito da un documentario che svela il lato più intimista di Sting.

La scaletta è centrata sulla rielaborazione di brani della tradizione medievale, rinascimentale e barocca: emerge, prorompente, la figura inedita di uno Sting raffinato musicologo e provetto liutista; melodie ammalianti quelle dell’intensa “Lo, How a Rose E’er Blooming”, come pure quelle di “Soul Cake”: il pezzo forse più immediato e diretto, supportato da uno strepitoso arrangiamento per fiati.

A permeare l’atmosfera sono i placidi ritmi invernali della campagna inglese, abbracciata da un pittoresco manto di neve, ma il senso di sospensione che traspare dalla natura è in realtà, per l’artista, innesco per nuovi spazi creativi. L’inverno di Sting è calda stagione della meditazione, momento in cui riannodare i fili con la propria storia, attingendo dal passato per guardare con maggiore slancio al futuro.