Il ciclo di vita degli oggetti di design

17 Aprile 2015


Il titolo di questa seconda puntata della terza stagione di De.sign, in prima visione su Sky Arte HD il prossimo martedì, può suonare pessimista: Nascita e morte, in effetti, sono concetti a cui difficilmente associamo un progetto, men che meno un prodotto industriale.

Eppure, il design ha sviluppato una sua teoria – e diverse prassi, anche sperimentali – per affrontare il ciclo di vita delle proprie realizzazioni. Che soffrono di “obsolescenza”, per esempio, o vanno proprio smaltite nel momento in cui non svolgono più la funzione per cui sono state create.
In tempi recenti, in cui si fa un gran parlare di risparmio delle risorse e riciclaggio dei materiali, uno degli approcci più innovativi del design è proprio quello chiamato C2C, o cradle-to-cradle design: letteralmente, un progetto di cui vengono studiate tutte le fasi, dalla “culla” (cradle, in inglese) del prodotto… alla culla, ancora una volta.
A sottolineare, così, che anche lo smaltimento dei materiali e la loro rigenerazione fa parte del ciclo di vita di un prodotto, da cui si potrà ripartire con un nuovo inizio.

A Parigi, per esempio, la mitica piscina Molitor è stata dapprima abbandonata ai saccheggi e poi è divenuta un esclusivo tempio del lusso. Ancora, la rivista Holiday Magazine, che raccontava agli americani il viaggio, sempre nella capitale transalpina ha trovato una seconda vita.
Questo viaggio nella memoria di cui il design si fa portatore ci conduce, attraversando quel Messico che rende continuamente omaggio ai due estremi di nascita e morte, alla campagna olandese, dove Piet Oudolf ci conduce nella sua poesia botanica. La puntata si conclude negli spazi dedicati al culto dei morti: i cimiteri, dove il segno dell’architettura ha lasciato tracce nobili.