Il cinema anticonformista di Carmelo Bene

8 gennaio 2015


Nostra Signora dei Turchi non è un film facilmente inquadrabile, a cominciare dalla trama. Che non c’è, quasi si potrebbe dire, perché nel primo lungometraggio di Carmelo Bene conta la vicenda interiore del personaggio. Come insegnano i manuali di sceneggiatura, non c’è trama senza azione: il travaglio interno al protagonista lo condanna all’impotenza quasi assoluta.

Ben altri valori poetici hanno portato Gianni Canova a selezionare quest’opera per la serie RaroArte, curata dall’autorevole critico espressamente per i cinefili del nostro canale.  Il fascino di questa gemma della videoteca di Sky Arte HD, tutta da riscoprire, risiede infatti nella capacità di comunicare ciò che si pensa e sente, senza la necessità di tradurlo in azione tangibile. È un’opera che non a caso segna l’inizio della maturità artistica di Carmelo Bene. Nel giro di pochi anni l’autore interromperà la sua parentesi cinemografica, ma non i legami con quest’opera: proprio la messa in scena della trasposizione teatrale di Nostra Signora dei Turchi, nel 1973, segna infatti il suo definitivo ritorno alla drammaturgia.

Il rapporto tra Carmelo Bene e il grande pubblico non è stato dei migliori, in effetti. Presentato alla Mostra Internazionale del Cinema di Venezia, la pellicola verrà ritirata in tutta fretta dalle sale cinematografiche italiane a causa della contestazione da parte degli spettatori. Proteste che – è il 1968, non dimentichiamolo! – si traducono spesso e volentieri in atti vandalici, ai danni del malcapitato cinema dove veniva proiettato il film.

Anche Nostra Signora dei Turchi è a suo modo un’invettiva, lanciata dal personaggio – Carmelo Bene, nei panni di un uomo pugliese – contro quelle forze esterne che premono sul suo mondo interiore e gli impongono di accettare una cultura che non sente come propria. All’uomo non resta che condurre una vita volontariamente mediocre, invece di accettare una salvezza esterna che ha tutti i crismi dell’ennesimo diktat sociale.

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La curiosità – L’attrice Lydia Mancinelli ha raccontato che, durante le riprese in Salento dell’ultima scena del film, il suo costume da Santa Margherita – con tanto di peplo e aureola in testa – portò gli abitanti dei paraggi a scambiarla per un’apparizione mariana… rendendola per un’ora l’oggetto di una sincera devozione popolare!