Il corpo è mio! E lo dipingo io!

23 Ottobre 2013

Lea vergine

È stato trattato come scultura vivente, ma anche come tela: spazio su cui dipingere e disegnare. Ha conosciuto violenza e mutilazioni, espressioni più estreme di una irrefrenabile necessità di comunicare, rappresentare intime visioni della realtà e del mondo. Se da sempre il corpo è soggetto privilegiato per l’arte, è solo dal Novecento – partendo dalla grande stagione delle avanguardie storiche – che diventa oggetto di un fare creativo sempre più audace.

Body Art certo, ma non solo. Un viaggio che nasce da lontano, dalle flessuose aerodanze futuriste, con il movimento delle ballerine a suggerire nuove forme e colori; e poi si spinge fino ai grandi, sarcastici e dissacratori maestri della provocazione: Marcel Duchamp e Piero Manzoni. A guidarci alla scoperta de Il Corpo nell’Arte è Lea Vergine, la massima esperta italiana nel campo della Body Art, di cui è prima e più appassionata testimone.

Esce nel 1974 il suo Il corpo come linguaggio , saggio che per la prima volta nella storia affronta con metodo l’evoluzione di una prassi che trasforma l’artista stesso in elemento determinante dell’opera. A distanza di quarant’anni Lea Vergine riparte da quella straordinaria stagione, dai rivoluzionari Gina Pane e Gilbert & George, per esaminare il mutamento di un forma creativa che si è costantemente modificata.

Marina Abramović e Franko B., ma anche i mostruosi body changing  di Matthew Barney; senza dimenticare gli anni, durissimi, dell’Azionismo Viennese: un filo ininterrotto, intrecciato da Lea in modo da ricamare una storia completa e affascinante, sorprendentemente ricca di aneddoti, vicende, situazioni intriganti. Un’avventura che attraversa in modo verticale tutto il Novecento. Secolo del corpo e della fisicità. Nel bene e nel male.

La curiosità – Tragica fatalità o folle ed estrema opera d’arte? Non sono mai state del tutto chiarite le dinamiche della morte di Rudolf Schwarzkogler, tra gli artisti del movimento dell’Azionismo Viennese, scomparso nel 1969 ad appena ventinove anni. La leggenda vuole che si sia spento a causa delle ferite riportate nel corso di una performance basata sull’automutilazione…