Il grande enigma della metafisica

6 maggio 2013


Oltre la consueta percezione dello spazio, lontano dal modo tradizionale di intendere la natura. Una pittura che chiama in causa il sesto senso, parlando direttamente al lato più nascosto dell’uomo: forzando la prospettiva secondo eretiche ricostruzioni del paesaggio, eludendo la presenza dell’elemento umano con il ricorso a oggetti enigmatici. Manichini, statue classiche, fugaci giochi di ombre. Su cui incombe l’incedere inesorabile del tempo.

La metafisica è protagonista assoluta di una nuova puntata de L’arte non è Marte, la serie con cui Sky Arte HD avvicina i più piccoli, attraverso il gioco, al mondo affascinante delle avanguardie storiche e del contemporaneo. Due squadre di giovanissimi indagatori dell’arte, sotto la guida dello scenografo Mario Torre, sono chiamate a riconoscere, riprodurre e creare da zero, suggestionate dai grandi maestri, opere simbolo di particolari periodi e movimenti.

Teatro di questa puntata è la Triennale di Milano, con i piccoli protagonisti della serie ad aggirarsi per le sale espositive a caccia di indizi che permettano loro di ricostruire un’immagine nitida di una delle correnti più amate dell’arte italiana del XX secolo. Mario Torre dona ai ragazzi chiavi di lettura semplici ma efficaci, introducendoli ai caratteri fondamentali del movimento: la loro energia e forza creativa fa il resto, restituendo una visione inedita e coinvolgente.

Tutto nasce, per la pittura metafisica, in un giorno d’autunno: Giorgio De Chirico, prostrato dai postumi di una dolorosa malattia, è seduto a Firenze in piazza Santa Croce. Un luogo visto innumerevoli volte, che si rivela però come nuovo agli occhi dell’artista: la sua intima e particolare condizione contingente arriva a influenzare persino il modo di leggere un normalissimo paesaggio urbano. Schiudendo così le porte di un nuovo modo di guardare all’arte.