Il mito di Beardsley. Art Noveau all’inglese

14 Gennaio 2014


Bizzarro, esotico e profondamente erotico. Ma anche aperto ad ogni tipo di suggestione e riferimento, in una sintesi di eclettica meraviglia tra il gusto orientalista suggerito dalla scoperta dell’arte giapponese e quello storicista, impostato su un neomedievalismo dalle fosche tinte gotiche. Panorama quanto mai vasto ed intrigante quello dell’Art Noveau sviluppatosi nella Gran Bretagna fin de siècle  , oggetto di una nuova puntata di Sex and sensibility.

Gioca in casa Stephen Smith, corrispondente culturale della BBC scelto come guida per un viaggio nelle capitali europee del Liberty, tra Vienna e Parigi. Questa settimana la bussola punta verso nord-ovest: ci spostiamo tra Inghilterra e Scozia, alla scoperta di personalità artistiche dal fascino unico, icone di stile che hanno saputo caratterizzare in modo determinante un’intera stagione creativa.

Genio e sregolatezza Aubrey Beardsley: grafico, illustratore, scrittore, intellettuale a tutto tondo; personalità fuori dagli schemi, maudit  vicinissimo ad Oscar Wilde e autore di un immaginario visuale che ha segnato il proprio tempo. L’indagine di Smith parte dalle licenziose ed elegantissime tavole di Beardsley e si sposta poi a Compton, sede dell’austera cappella funeraria che il pittore George Frederic Watts volle per l’amata moglie Mary. Un tempio neogotico di spettacolare meraviglia.

Ma è in Scozia che il gusto Liberty trova, nel Regno Unito, le sue soluzioni più significative. Lo fa grazie a Charles Rennie Mackintosh, tra i protagonisti di quel fermento culturale che sull’onda della rivoluzione industriale ha trasformato Glasgow in una delle città più moderne e dinamiche d’Europa. Grazie alla collaborazione della moglie Margaret MacDonald, raffinatissima nell’elaborare soluzioni che anticipano il concetto contemporaneo di design.

La curiosità – Un nome che vale, quello di Mackintosh, la bellezza di… cento sterline! Dal 2009 l’effige dell’architetto è riportata su una serie speciale di banconote, del valore appunto di cento pound, emesse dalla Clydesdale Bank di Glasgow. Una delle tre banche scozzesi che continuano ad emettere valuta.