Il mondo si guarda allo specchio

4 Settembre 2013


Un rinnovato senso per l’introspezione, l’affacciarsi sulla scena di narratori sensibilissimi. Veri e propri poeti dell’immagine quelli che, a partire dai primi Anni Novanta, portano al cinema i turbamenti di un mondo in frenetica evoluzione. Dopo l’esplosione delle pellicole mainstream la settima arte torna a guardarsi allo specchio: e complice l’annullamento dei confini e la globalizzazione scopre inediti protagonisti. Ai quattro angoli del globo.

Suggestioni di fine millennio per una nuova puntata di The Story of Film, l’affascinante carrellata con cui il regista canadese Mark Cousins indaga eventi e protagonisti che hanno segnato oltre un secolo di sogni e miraggi, amori ed intense emozioni. Un giro del mondo che passa dalle controverse crudeltà di Lars von Trier alle sublimi delicatezze di Wong Kar-wai, passando per i forti richiami sociali delle pellicole di Spike Lee e dei fratelli Dardenne.

Un cinema sempre più internazionale, come dimostra l’intervista ad Abbas Kiarostami: il regista iraniano è tra i protagonisti dell’emergere di nuove piazze alternative ai centri di produzione americani ed europei. Un artista simbolo della capacità di mediare metodi e tecniche narrative di stampo occidentale con aromi e sensibilità orientali, in un felice incontro tra diverse scuole di pensiero. Che invece di scontrarsi si integrano nella formulazione di linguaggi altri.

L’esempio fornito da Kiarostami non è in fondo dissimile da quello offerto dagli altri ospiti della puntata. Il cineasta giapponese Shinya Tsukamoto rivoluziona il mondo del cyberpunk, introducendo il ricorso massiccio alla tecnica dello stop-motion; la francese Claire Denis porta nel cinema europeo profumi d’Africa, lasciando che il proprio vissuto di giovane emigrata “al contrario” insaporisca il grande schermo grazie ad intriganti sguardi laterali.

La curiosità – Tra i film simbolo degli Anni Novanta c’è senza dubbio Dogville  di Lars von Trier, dramma tanto intenso e conturbante da spingere la protagonista Nicole Kidman a dichiarare di non voler più accettare un copione del regista danese. A cui si attribuisce una dichiarazione piuttosto indicativa su quale sia il suo metodo di lavoro: “gli artisti devono soffrire, il risultato è migliore!” .