Il moro di Venezia conquista Salisburgo

29 Agosto 2013


C’è l’epica edizione datata 1970. Con Herbert von Karajan sul podio e l’inimitabile Mirella Freni sul palco, accompagnata da uno straordinario Jon Vickers. E poi c’è la versione andata in scena nel 2008. Interpreti altrettanto autorevoli e una bacchetta di pregio assoluto: quella di Riccardo Muti. A quasi quarant’anni da quella storica rappresentazione il festival di Salisburgo ritrova l’Otello di Giuseppe Verdi. In un allestimento fenomenale.

Una scenografia minimale e fortemente evocativa quella disegnata da George Souglides: il fondale in metallo brunito si apre su un ulteriore boccascena, che amplifica la profondità del palco accogliendo emozionanti proiezioni video. Dal mare in tempesta fino alla cascata di sabbia che incombe, presagio di soffocante follia, sul destino di personaggi che si muovono eterei su una onirica piattaforma in vetro. Obliata da un sudario in velluto nero, pietoso sudario che cala al momento del tragico finale.

L’esigente pubblico del Grosses Festspielhaus applaude la prova di due giovani promesse della lirica internazionale. Rigorosa, pulitissima, rispettosa della tradizione l’interpretazione del tenore lettone Aleksandr Antonenko; stupefacente quella della soprano russa Marina Poplavskaya, perfetta nei panni di Desdemona. Nel cruciale ruolo di Jago l’autorevolezza di Carlos Alvarez, baritono tra i più apprezzati al mondo.

La mano di Riccardo Muti guida con ineguagliabile maestria gli orchestrali della Wiener Philarmoniker esaltando al massimo la partitura, con accenti e coloriture in grado di gonfiare il pathos e l’empatia di un dramma tra i più amati del repertorio verdiano. La cieca gelosia del moro di Venezia, gli inganni orditi dal perfido Jago, il sacrificio dell’angelica Desdemona: un intrigo che affascina e inquieta.

La curiosità – Voleva comporre un’opera comica, è finito per firmare una tragedia. Giuseppe Verdi rifiuta, nel 1879, di musicare il libretto scritto da Arrigo Boito per l’Otello  sostenendo di preferire un soggetto meno impegnativo. Tornerà sui suoi passi grazie alle insistenze dell’editore Ricordi, ma anche perché punto sul vivo dalla stampa. Diversi giornali napoletani incalzano Boito, egli stesso anche compositore, a scrivere la musica della sua opera… scatenando implicitamente la reazione d’orgoglio di Verdi.