Il teatro, alla ricerca delle divine parole

30 Giugno 2015

Divine Parole, Piccolo Teatro di Milano

Dell’opera Divinas palabras (Divine parole in italiano), cosa ha colpito di più il regista Damiano Michieletto? La capacità di raccontare il mondo degli “ultimi” senza abbellimenti, eppure esprimendo allo stesso tempo l’aspirazione delle creature più disperate – straccioni, ladri, prostitute, emarginati che vivono alle porte di una città – a un riscatto e un’elevazione spirituale.

L’indefessa ricerca delle “parole divine”, appunto, che da sole possono assicurare la salvezza del più abbietto dei peccatori: “La necessità, il bisogno delle divinas palabras intese come elemento di spiritualità che sollevi l’essere umano da una quotidianità di squallore mi è sembrato l’elemento affascinante di questo testo barbaro ed enigmatico. Una invenzione teatrale ruvida e ostica, che mi ha portato a trovare certe affinità con il teatro di Pasolini”, spiega chiaramente lo stesso regista.

Al Piccolo Teatro di Milano, per la prima volta viene portato in scena il testo scritto dal drammaturgo Ramón María del Valle Inclán nel 1919. Una storia crudele e visionaria, elaborata da uno dei massimi esponenti della letteratura spagnola nel secolo scorso.
Un’opera che, come tutti i capolavori, mantiene intatta la sua attualità a dispetto dei quasi cento anni che separano l’autore dal pubblico del teatro milanese. Lo spiega lo stesso Michieletto, quando dichiara che “In un contesto in cui vige lo scardinamento dei valori della convivenza civile, in una dimensione ferina, in cui tutto è violenza, sopraffazione, abiezione dell’individuo, il bisogno di qualcosa che sia oltre mi è apparso immediatamente contemporaneo”. Impossibile dargli torto, anzi: vale la pena approfondire la riflessione del regista sulla messa in scena di questa “prima”, che avremo modo di conoscere a fondo nello speciale di martedì 30 giugno.