Il Wagner della Fura, tra ninfe e robot

8 febbraio 2013


Onirico e allegorico l’allestimento che la Fura dels Baus ha immaginato, nel 2007, per L’oro del Reno di Richard Wagner: una messa in scena sublime, già in Italia nella cornice del Maggio Fiorentino e proposta su Sky Arte HD nel live eseguito nell’auditorium della Comunitat Valenciana. Un evento imperdibile che, nella ricorrenza del bicentenario della nascita del grande compositore tedesco, apre nel migliore dei modi un anno di celebrazioni e festeggiamenti.

La regia di Carlos Padrissa chiede tantissimo ai cantanti: come nella migliore tradizione della Fura il teatro si fa totale, fisico e muscolare; in certi slanci quasi circense, sempre e comunque stupefacente e coinvolgente. Capita così di vedere le solitamente eteree Figlie del Reno esibirsi, tra un gorgheggio e un acuto, in pirotecniche capriole; capita che i Giganti irrompano sulla scena a bordo di trampoli robotizzati, vertiginose macchine sceniche futuriste.

Uno spettacolo che cattura fin dalle prime battute. Uno stuolo di uova dipinte di giallo illumina la scena, sottolineato dalle magiche luci di Peter Van Praet e dai giochi multimediali di Roland Olbeter: ecco l’oro del Reno, conservato in urne uterine dalle Figlie del fiume; il loro furto da parte di Albrecht, motore di tutta l’azione, è momento di grande suggestione, esaltato da una regia video che sa ricreare nei dettagli l’atmosfera del live.

Se scene e coreografie incantano, musica e parti vocali non sono certo da meno. Una garanzia la presenza in pedana di Zubin Mehta, monumento vivente alla classica: la sua direzione, rispettosa e puntuale, accentua al massimo la magniloquente partitura di Wagner; strepitosa la prova del basso finlandese Juha Uusitalo, profondo e intenso nella parte dell’imponente Wotan. Signore incontrastato del Walhalla, lussureggiante paradiso del pantheon germanico.