Impressionisti: la democrazia al cavalletto!

19 Agosto 2014


Imperatori, re, principi e marchesi; e poi ricchi mercanti, banchieri ante litteram, proto-industriali d’assalto. Per secoli l’arte del ritratto è stata a servizio di vecchi e nuovi poteri, rispondendo al sogno di eternità di chi disponeva dei mezzi per poter sostenere l’attività dei pittori. Limitando a casi rarissimi, quasi episodici, la presenza di quella che oggi chiameremmo middle-class, per non parlare degli ultimi. Una tendenza spazzata via da una grande rivoluzione.

Nuovo appuntamento con Gli Impressionisti, la serie targata BBC che vede Waldemar Januszczak accompagnarci alla scoperta dei segreti del movimento che ha cambiato il corso della storia dell’arte, operando quelle radicali trasformazioni – essenzialmente concettuali, ma anche tecniche e di metodo – indispensabili per aprire le porte della modernità e creare le condizioni per la nascita e lo sviluppo di nuovi linguaggi.

Dimenticate i plastici ritratti equestri di sovrani tronfi della propria potenza, l’esibizione dorata delle ricchezze accumulate in forma di gioielli tra le mani degli avidi commercianti fiamminghi: i vari Degas e Toulouse-Lautrec ci aprono le porte delle oneste e laboriose case borghesi; ma anche quelle dei café, dei teatri popolari, persino dei bordelli. Inquadrando con occhio fotografico l’umanità più varia e disparata. A volte anche disperata!

Un cambio di prospettiva totale, che riguarda chi si pone in posa al cospetto del cavalletto dell’artista, ma anche chi sta… dall’altra parte. È in questa puntata che facciamo la conoscenza di Berthe Morisot e Mary Cassatt, artiste con la “desinenza in a” avrebbe detto lo scapigliato Carlo Dossi: donne che si fanno largo in un mondo da sempre rigorosamente al maschile. Rivendicando con la forza del proprio genio un ruolo da protagoniste.  

La curiosità – Un percorso a ostacoli, superato più che brillantemente! L’americana Mary Cassatt deve vincere più di un pregiudizio per  potersi affermare come artista: prima quello della famiglia, che osteggia la sua iscrizione all’accademia di belle arti di Filadelfia; poi quella dell’establishment francese. Trasferitasi a Parigi non può, in quanto donna, iscriversi all’École des Beaux-Arts. Ovvierà seguendo lezioni private e frequentando da vicino i grandi dell’Impressionismo