Dietro le quinte della psicoanalisi. Con Haber e Boni

23 Luglio 2015

Il visitatore - Alessandro Haber e Alessio Boni

Il Teatro alla Pergola di Firenze debutta in prima serata su Sky Arte HD all’interno di un’inedita puntata di Camerini, in onda venerdì sera. Ancora una volta, il poliedrico conduttore Marco Baliani ci accompagnerà alla scoperta dei segreti racchiusi nel luogo più intimo di un teatro – il camerino riservato agli attori – e dei retroscena nascosti sotto la superficie delle piéce più famose.

Questa settimana toccherà a due mostri sacri del panorama teatrale italiano, Alessandro Haber e Alessio Boni, raccontare il dietro le quinte del coinvolgente spettacolo che vede entrambi protagonisti sul palcoscenico fiorentino. Il visitatore – scritto dal commediografo belga Eric-Emmanuel Schmitt nel 1992 e rivisitato dalla regia di Valerio Binasco – affronta da un punto di vista inusuale la disciplina della psicoanalisi e la storia di uno dei suoi fondatori, combinando la sacralità della religione alla concretezza delle reazioni umane.

Al centro della storia, ambientata nel 1938 in una Vienna occupata dai nazisti, c’è Sigmund Freud – interpretato da un Haber malato, combattivo e commovente – tormentato dalla decisione di andare in esilio insieme alla figlia Anna, per scampare alla furia della guerra. Dopo la separazione forzata da Anna – che la Gestapo ha sottratto al padre, per interrogarla – Freud riceve la visita di uno sconosciuto che piano piano si rivelerà essere Dio, cui presta il volto un Boni trasandato e apparentemente caduto in disgrazia.

L’intenso dramma prosegue con un dialogo serrato che alterna un Haber-Freud scettico, convinto dell’illusorietà dei dettami religiosi, a un Boni-Dio anticipatore delle spaventose catastrofi novecentesche legate alla concezione di una religione ormai morta.
Un palco diviso a metà – a sinistra l’interno della casa di Freud, a destra il buio da cui emerge Dio – accentua la forza della messa in scena, magistralmente interpretata da due attori che, pur appartenendo a due generazioni diverse, hanno in comune un’indiscussa esperienza e la capacità di scrivere pagine straordinarie della storia del teatro italiano.