Iraq. La guerra di Alex

29 Novembre 2013


Ogni guerra ha chi la racconta. È così fin dai tempi di Omero. A caricarsi sulle spalle la responsabilità della narrazione, distribuendo palme agli eroi e dannazione agli sconfitti, sono oggi i reporter: i primi ad arrivare sulla linea del fuoco, per scattare e documentare; testimoni, protagonisti di conflitti che tracimano da scenari lontani per inondare a mezzo stampa le nostre case. Rompendo con la loro carica di violenza la più placida quotidianità.

La Seconda Guerra Mondiale ha avuto Robert Capa, il Vietnam Nick Ut; l’Afghanistan invaso dai sovietici Steve McCurry, stessa firma per l’operazione Desert Storm , primo drammatico faccia a faccia tra l’Occidente e Saddam Hussein. La resa dei conti tra l’esercito americano e quello iracheno vive nella memoria e nello sguardo di Alex Majoli. Protagonista di una nuova puntata di Contact, la serie che svela i segreti dei maggiori fotografi dell’agenzia Magnum.

Non ha nome il soggetto con cui il reporter italiano stabilisce il “contatto” che dà il la alla puntata. È un corpo come tanti, avvolto in una bandiera e pronto ad essere restituito, senza vita, al dolore dei suoi cari. L’immagine colta da Majoli condensa in un istante l’assurdo delirio della guerra: coglie nello sguardo attonito dei commilitoni l’atavico senso di scoramento dell’uomo nei confronti della morte.

“Non so nemmeno che vuol dire fare il fotoreporter di guerra”  spiega Majoli. “Sì, è vero, mi sono ritrovato a realizzare reportage in zone di guerra in più di un’occasione. Ma… io penso di essere un fotografo e basta” . Da qui si parte, allora, per una riflessione ricca e articolata sul mondo dell’immagine, sul modo di osservare la realtà che ci circonda. Alla scoperta di un’idea dello sguardo specchio di una raffinata filosofia di vita.

La curiosità – È nata, come spesso accade per le ottime idee, grazie alla complicità di un buon bicchiere di vino. In questo caso… di una bottiglia! La prima e più autorevole agenzia fotografica al mondo viene fondata a un tavolo del ristorante del MoMA di New York nel 1947. Prendendo il proprio nome da quella magnum  di champagne stappata da Robert Capa, Henri Cartier-Bresson, David Seymour e George Rodger. I cui fotoritratti, poggiati su una sedia, partecipano ancora oggi alle riunioni dell’agenzia.