Ironici Anni Novanta

11 settembre 2013


Colorati, ironici, spensierati. Sono i film che sbancano i botteghini alla fine del millennio, nitida fotografia di una diffusa voglia di evasione. Esaurita la giocosa carica disinvolta degli Anni Ottanta ecco esplodere nel decennio successivo nuove tensioni e rinnovati timori: il cinema diventa un’isola felice nella quale rifugiarsi, staccando la mente dalle insoddisfazioni di una complessa quotidianità.

Divertimento e disimpegno in una nuova puntata di The Story of Film, l’enciclopedia per immagini con cui il regista canadese Mark Cousins documenta la lunga e spettacolare epopea della settima arte. Cucendo insieme centinaia di spezzoni di titoli che hanno fatto epoca, incontrando testimoni e protagonisti, leggendo in modo lucido e completo il modo in cui il cinema ha saputo – da sempre – essere specchio fedele della società.

Dal sarcasmo nero dei fratelli Coen a quello rosso sangue di Quentin Tarantino, passando per la lettura di quel periodo offerta da Edward Neumeier. Lo sceneggiatore, spalla inseparabile del leggendario regista Paul Verhoeven, spiega in una intervista esclusiva come il sottile gusto per l’ironia attraversi negli Anni Novanta anche gli action-movie e i film di fantascienza: come dimostra il suo Starship Troopers .

Con l’approssimarsi del nuovo millennio il futuro entra anche nel mondo del cinema. È il regista di Romeo + Juliet  e Mouline Rouge!  Baz Luhrmann a raccontare come l’avvento del digitale abbia cambiato il modo di girare. Velocizzando il lavoro e offrendo, grazie ai minori costi di produzione, più opportunità creative; ma anche influenzando il senso di un’estetica che si sviluppa in modo diverso rispetto all’eroica stagione della pellicola.

La curiosità – Il regista simbolo degli Anni Novanta? Quentin Tarantino, che nel ’94 trionfa a Cannes con il mitico Pulp Fiction . Ben nota la passione del cineasta per gli spaghetti western e i poliziotteschi italiani degli Anni Settanta, meno quella per la saga di 007: Tarantino si è autocandidato per la direzione di Casino Royale , primo episodio della serie interpretato da Daniel Craig. Ma la casa di produzione gli ha preferito Martin Campbell, già autore di GoldenEye .