John Portman. Il mondo in un hotel

7 luglio 2014


Secondo Arthur Drexler, a lungo direttore del dipartimento di architettura e design del MoMA di New York, si tratta dell’unico progettista realmente importante in attività negli Anni Settanta. Se il giudizio vi sembra esagerato il consiglio è di passare su Sky Arte HD e lasciarvi convincere dalla potenza delle immagini: quelle con cui Ben Loeterman racconta John Portman – Una vita in costruzione.

Riprese mozzafiato quelle che documentano i lavori più affascinanti di una archistar ante litteram: John Portman, appunto, un ribelle che ha saputo gravitare lontano dalle mode imperanti, lasciando il proprio marchio indelebile in alcune tra le città maggiori degli Stati Uniti. E non solo. Dopo aver inciso con i suoi interventi lo skyline di San Francisco e della natia Atlanta, di Los Angeles, New York e Detroit si è rivolto con successo alla Cina. Contribuendo all’incontro – già negli Anni Novanta – tra culture progettuali e idee estetiche tra loro diametralmente opposte.

Grandi catene alberghiere, imponenti centri congressi, lussuosi spazi commerciali: nel Portfolio di John Portman si susseguono senza soluzione di continuità le grandi cattedrali della post-modernità, trasformate grazie al suo estro e al suo spiccato gusto per la monumentalità, da potenziali “non–luoghi” a icone del nostro tempo. Spazi che riflettono, nel bene e nel male, le tensioni e le contraddizioni della nostra epoca.

A restituire il peso che Portman ha avuto nell’influenzare la prassi progettuale gli interventi di alcuni tra i più importanti storici e teorici della materia: partendo da Michael Hays, titolare della cattedra di design all’università di Harvard e arrivando al filosofo del new urbanism  Jacque Robertson. Alle loro voci si alternano quelle dello stesso Portman, ovviamente, e di chi gli sta accanto: è grazie alla testimonianza degli affetti più cari che si riesce a tratteggiare un ritratto di profonda verosimiglianza.

La curiosità – Tanti i record che può vantare l’Hyatt Regency di Atlanta, l’hotel più famoso tra i tanti disegnati da Portman. È da una delle sue finestre, posta a quota 67 metri, che lo stuntman professionista Dar Robinson è saltato – ovviamente con paracadute! – nel 1981, per esigenze di copione legate al film  Sharky’s Machine : realizzando il tuffo in freestyle dall’altezza piuù alta della storia del cinema.