La banalità del male. A teatro

31 Ottobre 2013


Ci sono momenti nella Storia dell’uomo in cui la morale si autosospende. Ed è come se si spegnesse la luce e il mondo sprofondasse in una tenebra senza fine. Parlava di banalità del male  Hannah Arendt, tra i più grandi intellettuali del Novecento, nel tentativo di spiegare razionalmente cosa abbia portato alla follia collettiva del nazismo. All’abominio dell’Olocausto. Una surreale normalità fatta di violenza, prevaricazione, orrore. Portata oggi con crudo realismo a teatro.

È un colpo al cuore Die Wohlgesinnten , nuovo spettacolo ideato e interpretato da Antonio Latella, presentato al Romaeuropa Festival e in esclusiva su Sky Arte HD grazie alla collaborazione degli attori dello Schauspielhaus di Vienna. Una parabola di dolore e sofferenza, nuovo tassello della trilogia che l’attore campano dedica al tema della menzogna: Maximilian Aue, ufficiale delle SS protagonista della vicenda, è infatti un bugiardo. Terribile e dolente.

Aue mente a se stesso. Lo fa celando le proprie inclinazioni omosessuali, e lo fa nell’idealizzare attraverso il torbido rapporto incestuoso con la sorella gemella una forma di pretesa normalità. Ma Aue mente anche alla Storia. Riconoscendo in maniera acritica l’assurdità delle leggi razziali, diventando ingranaggio sempre più insostituibile della crudele macchina di morte innescata da Hitler. Aue è un boia, cinico e spietato. Che uccide insieme a centinaia di ebrei, poco alla volta, anche se stesso.

Tratto dallo scioccante Le benevole  , best-seller di Jonathan Littell, Die Wohlgesinnten  propone un viaggio di sola andata negli anfratti più oscuri dell’animo umano, inducendo alla più amara delle riflessioni. L’uomo è capace di ogni genere di azione, anche la più abietta. Il confine con il mostruoso si fa tremendamente sottile, in una condizione di annullamento dell’etica che alberga in potenza in ciascuno di noi.

La curiosità – Circa mille pagine. Scritte nella sua versione originale in soli 112 giorni. Una vera e propria impresa quella di Jonathan Littell, che scrive Le benevole  a tempo di record. Componendo la sua prima stesura in francese, salvo poi tradurlo in inglese.