La follia ci salverà. Parola di Bosch

13 Novembre 2013


Liberi da freni inibitori, schietti e diretti, immediati. Sciolti da ogni vincolo sociale, dalle più costringenti convenzioni; da quelle piccole grandi menzogne che regolano anche i rapporti umani più superficiali. I fortunati sono loro: i folli. A cui appartiene la chiave della felicità, la possibilità di comprendere a fondo il senso della vita. Stay hungry, stay foolish  recita l’invito più celebre di Steve Jobs. Così vicino, per acutezza, alle massime di Erasmo da Rotterdam.

Fiandre, quindicesimo secolo. La vita di uno tra i più rivoluzionari pensatori della modernità, all’epoca solo un ragazzo, si incrocia con quella di un pittore eccentrico e visionario, immaginifico costruttore di sogni a occhi aperti. Tra i banchi della Scuola Latina di ‘s-Hertogenbosch il giovane Erasmo ha modo di entrare in contatto con un mondo altro, sovrasensibile, che sublima il reale attraverso il filtro illuminante della pazzia. È l’universo di Hieronymus Bosch.

Nelle sue opere il mistero del creato si dipana con semplice complessità: le citazioni bibliche si affastellano senza soluzione di continuità, miscelate a elementi della tradizione popolare, in un carnevale di angeli e demoni, santi e peccatori. Greta Scacchi ci accompagna nelle sale del Prado di Madrid per leggere insieme uno tra i più celebri quadri dipinti dal Maestro, protagonista di una nuova puntata di Capolavori Svelati.

Nel trittico de Il giardino delle delizie  va in scena in tutto il suo splendore il misterioso e sublime teatro di Bosch: si passa dalle placide e lussureggianti lande dell’Eden all’incubo assurdo del cosiddetto “inferno musicale”, popolato di mostri antropomorfi, strazianti grida di dannati e terrificanti scenari apocalittici. Una narrazione completa della storia dell’uomo, così come si è tramandata attraverso la filosofia medievale. Un tourbillon che nasce dallo stesso clima culturale che ispira ad Erasmo il suo Elogio della pazzia .

La curiosità – E Bosch inventò… l’ananas! Per anni la critica ha ritenuto che il trittico fosse stato dipinto da Bosch solo nei primi anni del Cinquecento, considerando determinante per la datazione dell’opera la presenza nel giardino dell’Eden di un frutto in tutto e per tutto simile a un ananas, giunto in Europa solo dopo la scoperta di Cristoforo Colombo. Gli esami scientifici hanno però retrodatato la creazione della tavola su cui l’artista ha dipinto di oltre quarant’anni: è improbabile che il quadro sia dunque stato realizzato dopo la fine degli Anni Ottanta del Quattrocento. La fervida immaginazione di Bosch ha dunque popolato il Paradiso Terrestre di piante inventate, che si sono poi rivelate vere: la realtà supera la fantasia…