La natura ferita di Rachid Ouramdane

17 Ottobre 2013


Una coltre di vapore, quasi si trattasse di nebbia primordiale, avvolge il palco come inquieto presagio. Terribile preludio alla pioggia: minacciosa, scrosciante, interminabile. A inzuppare la scena e i danzatori, ad abbattersi come un martello implacabile sul pianoforte che continua, incessante e imperterrito, a suonare. Nessuna speranza, nessuna possibilità di redenzione. Solo il dolore di un’umanità attonita, colpevole del disastro. Porta da sempre sulla scena politica e attualità Rachid Ouramdane, il coreografo franco-algerino ospite con il suo Sfumato  del Romaeuropa Festival. E di Sky Arte HD: che presenta, in esclusiva, uno spettacolo accolto in prima nazionale al Teatro Eliseo. Dove ha emozionato e inquietato, conturbato e affascinato. Grazie alla potenza di una danza al tempo stesso muscolare e sensuale, potente e fragilissima. Il tema è quello dei cambiamenti climatici figli dell’inquinamento e del suicida sfruttamento indiscriminato delle risorse naturali. La scena, scatola nera e nuda, si anima del canto dolente di una Terra frustrata e annichilita: i danzatori, a tratti magnetici come dervisci, evocano lo spettro di vorticosi uragani. E poi soccombono, stremati da una reazione della Natura tanto irrefrenabile quanto distruttiva. I corpi si appesantiscono, zuppi d’acqua. I movimenti si fanno via via più lenti, compassati, sfibrati, desolati: privati goccia a goccia di ogni residua speranza. Straniante, in un calcolato ed efficace effetto di patetica empatia, la chiosa affidata a un retorico pezzo di tip-tap. Le scarpe scivolano e arrancano su un tema musicale figlio di Singin’ in the rain  , cinica e ironica cartolina da una irrimediabile apocalisse. La curiosità – Una canzone, un interprete. Singin’ in the rain  è passata alla storia nella versione eseguita dal leggendario Gene Kelly nell’omonimo film del 1952. Ma la sua storia, sia discografica che cinematografica, comincia nel 1929. Quando viene scritta da Arthur Freed e Nacio Herb Brown, incisa dall’orchestra di Gus Arnheim e portata sul grande schermo con il film Hollywood che canta . Omaggio degli artisti MGM – da Buster Keaton a Stanlio & Ollio – all’introduzione del sonoro.