L’arte? Nelle Fiandre è affare di famiglia

28 Dicembre 2012


In principio fu Pieter il Vecchio. Poi vennero i figli Jan e Pieter il Giovane. E i nipoti: un altro Jan e, su tutti, Ambrosius; fino a suo genero David Tieners. Un’intera famiglia totalmente immersa, per almeno tre generazioni, nella pittura: non a torto si parla di dinastia nel riferirsi alla straordinaria portata dei Brueghel, i Signori dell’arte fiamminga. Protagonisti di un grande evento espositivo, a Roma, al Chiostro del Bramante. E di una nuova puntata de La mostra della settimana.

Una parabola lunga circa un secolo, raccontata – in modo simbolico – da un centinaio di opere in arrivo dai principali musei e dalle collezioni più intriganti del mondo: i disegni, i dipinti e le grafiche dei Brueghel hanno testimoniato la maturazione culturale e sociale dei Paesi Bassi tra XVI e XVII secolo, documentando la crescita e l’esplosione del primo grande Stato borghese d’Europa. Una decina di artisti dalla sensibilità diversa, per tratteggiare il composito ritratto di un’intera epoca.

Grottesco, ironico, inquieto e drammatico: Pieter Brueghel il Vecchio è passato alla storia per allegorie taglienti e pungenti critiche alla società del suo tempo, figlie del misticismo visionario di Bosch. Le sue opere mettono a nudo, senza possibilità di scampo o redenzione, i vizi più incontrollabili dell’uomo, le sue fatali debolezze. Denunciate, senza appello, grazie alla sublime potenza dell’immagine.

I toni accesi del capostipite si stemperano con le generazioni successive: a impressionare sono allora, più che i temi, gli stupefacenti virtuosismi pittorici che introducono la felice stagione del Barocco fiammingo; fino alla maturazione del cosiddetto “stile Brueghel”, quasi un marchio di fabbrica, carattere distintivo di una vera e propria scuola. Fedele ad una estetica unica e riconoscibilissima.