Le arti di un alchimista della parola

20 Maggio 2013


“La mia anima ha sicuramente dei lati oscuri. Il senso della vita è capire meglio quest’oscurità e provare a conviverci e a comprenderla” . Schietto, diretto, senza filtri: questo è Paulo Coelho, questa è Il guerriero della luce. Un documentario che mette a nudo una tra le più intriganti personalità della letteratura contemporanea, costantemente in tensione tra il mondo della magia e quello della realtà sensibile. Uno sciamano della parola, o meglio: un alchimista.

Con 135milioni di copie vendute nel mondo Coelho è tra gli autori più letti e amati: proprio “L’alchimista”, il suo romanzo più celebre, è il libro in lingua portoghese che ha avuto più successo nella storia. L’affetto del pubblico e il riconoscimento della critica sono però solo il lato lucente di una medaglia che cela un passato doloroso e tormentato. Nel corso di una lunga intervista a viso aperto lo scrittore non rinuncia ad aprire anche le pagine più difficili del libro della sua vita.

Una gioventù turbolenta, il difficile rapporto con genitori che osteggiano la sua passione per l’arte; anni spesi in giro per il mondo, tra Europa e Sud America, in cerca di se stesso. Un processo che trova compimento nella scrittura, veicolo per diffondere nel mondo visioni e suggestioni; un modo per leggersi, imparare a conoscersi e accettarsi. Una danza mirabile sulla linea che separa solitudine e condivisione, nel raggiungimento di una perfetta armonia tra sé e gli altri.

Le telecamere si addentrano nella casa di Ginevra dove Coelho abita con la moglie, la pittrice Christina Oiticica, svelando la dimensione intima e privata di uno show man della letteratura; seguono poi l’autore nei frequenti incontri con i lettori, durante presentazioni ed estenuanti sessioni di autografi. Coelho non si sottrae al suo pubblico, anzi, trae dall’empatia forze vitali e creative, in un reciproco e costante generoso scambio di energie positive.

La curiosità Condannato per follia, salvato dalla follia. A vent’anni Coelho subisce il ricovero coatto in un ospedale psichiatrico, per volere di una famiglia convinta che il suo comportamento estroso e violento sia sintomo di pazzia. Quindici anni più tardi, internato come dissidente dal regime militare che governava in Brasile, riuscirà a farsi rilasciare proprio fingendosi malato di mente.