Le mani sulla Gioconda

1 Marzo 2013


Il furto del secolo? Se pensiamo al contesto dell’arte si tratta, senza ombra di dubbio, di quello che ha visto aggirare con destrezza le guardie del museo più famoso e visitato del mondo. E che ha avuto come bottino un’opera che è simbolo stesso dell’arte, pezzo tra i più amati di tutti i tempi. Un colpo d’altri tempi, commesso con lucidità, scaltrezza e irrazionale spirito d’avventura da un fortunatissimo ladro improvvisato. Entrato nella storia.

L’arte del furto, serie che svela i retroscena dei più clamorosi colpi a danno di gallerie, musei e collezioni private, sale sulla macchina del tempo. E arriva nella Parigi del 1911: è un caldo e placido lunedì di fine agosto quando una notizia sconvolgente scuote la Ville Lumière. La Gioconda è scomparsa nel nulla. Rubata. Il personale del Louvre è esterrefatto, la città attonita. L’impossibile è diventato realtà: a svanire è il capolavoro di Leonardo da Vinci.

Una vicenda quasi romanzesca, decisamente affascinante: a commettere il colpo è un umile e insospettabile falegname italiano. Vincenzo Peruggia vive da tempo in Francia, dove è emigrato in cerca di fortuna: la sua straordinaria manualità gli è valsa un impiego come corniciaio proprio al Louvre, dove si è occupato della manutenzione di decine di capolavori. Una competenza che torna utile, anche dopo la conclusione di quel rapporto di lavoro.

È un volto noto, il suo, che si confonde senza problemi nell’andirivieni di maestranze che nel giorno di chiusura del museo si occupano di pulizie e piccoli interventi di routine. È una mano abile quella che alleggerisce l’opera della cornice; una personalità fredda quella che con estrema nonchalance sfila sotto il naso dei dipendenti del Louvre la regina di tutte le opere. Innescando una rocambolesca e romantica caccia al ladro.