Con le nozze di Figaro un Mozart… sexy!

4 Ottobre 2013


Salisburgo, 1756: viene alla luce Wolfgang Amadeus Mozart. L’artista, il genio, l’uomo capace di cambiare per sempre il corso della musica. Salisburgo, 2006: nel 250esimo anniversario della nascita, il compositore viene celebrato con una edizione tutta speciale del celeberrimo festival che anima, da sempre, la sua città. Ventidue le serate a lui dedicate, di fatto una completa retrospettiva sulla sua parabola creativa. Impreziosita da una gemma assoluta.

La critica è unanime nel riconoscere l’inarrivabile qualità di questa messa in scena de Le nozze di Figaro, opera proposta in versione innovativa, coinvolgente, decisamente conturbante. Una sensualità esplosiva quella dei personaggi mozartiani, esaltata all’ennesima potenza dalla regia di Claus Guth: gli intrighi amorosi che attraversano la trama vengono sottolineati con una accuratezza che ne accentua il carattere intrigante. Quasi… sexy!

Protagonista assoluta la soprano tedesca Christine Schäfer, superba nella parte di Cherubino. La sua voce limpidissima, sorretta da eccezionali doti recitative, fa della sua prova una delle più interessanti tra quelle portate in scena negli ultimi anni. Gioca un ruolo fondamentale, ancora una volta, il taglio voluto da Guth, che costruisce ogni personaggio con profonda introspezione psicologica. Evitando i più facili toni parodistici e farseschi.

Una garanzia la divina Anna Netrebko, perfetta nel ruolo di Susanna; straordinaria la prestazione del baritono Ildebrando D’Arcangelo, magnifico Figaro, e di Bo Skovhus, autorevolissimo nella parte del Conte d’Almaviva. L’orchestrazione dei Wiener Philharmoniker, diretti da Nikolaus Harnoncourt, legge lo spartito mozartiano con fresca vitalità, sposando in modo mai così sublime le scelte registiche.

La curiosità – Che ci vuole a scrivere un’opera?!? Poco se sei un genio assoluto. Pochissimo se ti chiami Wolfgang Amadeus Mozart. Appena sei settimane bastano al compositore per chiudere “Le nozze di Figaro”, con il finale del secondo atto creato in trentasei ore di lavoro no-stop. Un successo di pubblico clamoroso quello dell’opera, oggetto di un decreto imperiale che limitasse le richieste di bis: così da condurre entro i margini del buon senso la durata di repliche altrimenti infinite.