Le tre anime della fotografia

22 Novembre 2012


Bailey, Schnabel, LaChapelle. Il primo ha vissuto da protagonista l’incredibile atmosfera della Swinging London, seducendo attrici mozzafiato e ritraendo il jet set più chic dell’epoca. Il secondo, artista e regista dallo sguardo non convenzionale, ha documentato la propria vita svelando lati di tenera intimità. Il terzo, infine, ama popolare il suo mondo di protagonisti dello show-business, creando irresistibili siparietti pop. Tre sguardi diversi, altrettanti modi di interpretare la fotografia. Una nuova puntata di Icon.

Il viaggio di Monita Rajpal nel mondo della fotografia comincia nella Londra di David Bailey, cinquant’anni passati a raccontare l’evoluzione dello stile. Un’attività partita guardando alla moda, ma finendo per specializzarsi nel ritratto, genere amatissimo perché “raffigura un dialogo intimo tra due persone”. Quasi una breve, intensa e istantanea storia d’amore confida Bailey; che nella sua vita è stato legato a Catherine Deneuve, ispirando così il celebre “Blow Up” di Antonioni.

Intensi i ritratti di Bailey, al pari degli scatti del pittore e regista newyorchese Julian Schnabel. Che spiega alle telecamere di Icon l’eccentrica scelta di lavorare con una monumentale Polaroid Land: una macchina che pesa cento chili, è grande all’incirca come un frigorifero e crea fotografie grandi 50 x 60 centimetri. Scatti che richiedono tempi di esposizione molto lunghi: e così l’attesa stessa entra nella pratica artistica di Schnabel, con la variabile temporale a dettare nuove suggestioni.

Non c’è nulla di più lontano dalle riflessioni di Schnabel quanto il coloratissimo e scioccante  universo di David LaChapelle. Che apre in esclusiva alle telecamere di Icon le porte della sua sontuosa casa-studio alle Hawaii; un rifugio per l’artista cresciuto sotto l’ala protettrice di Andy Warhol, ma oggi deciso a innovare il proprio linguaggio. Spostando l’asse del suo sguardo dalle celebrities e dagli eccessi della società dei consumi, alla ricerca di nuovi equilibri.