L’enigma del paesaggio. Il Mediterraneo di Klee

15 gennaio 2013


È stato il più mediterraneo tra gli artisti del nord; letteralmente sedotto dal fascino di paesaggi disegnati dalla luce del sole, generosi e insieme enigmatici. Ha viaggiato a lungo, imparando a conoscere i misteri dell’Egitto e le sensuali atmosfere dei suk tunisini; ma soprattutto gli angoli più affascinanti del Belpaese. Percorso in lungo e in largo, matite e pennelli alla mano. Il rapporto privilegiato tra Paul Klee e l’Italia è in mostra a Roma.

La Galleria Nazionale di Arte Moderna ospita il frutto straordinario dei sei viaggi compiuti dal maestro in Italia: dal primo soggiorno a inizio Novecento, quasi fosse un romantico Grand Tour , fino alla visita di Venezia nel 1932. In mezzo diverse tappe nella Magna Grecia, con particolare riguardo alla Sicilia, e in Versilia; ma anche i doverosi passaggi nelle principali città. Su tutte l’amatissima Napoli.

Sedotto dai caldi paesaggi meridionali, Klee lascia che la propria tavolozza si arricchisca delle sensazioni e delle suggestioni di un sud ancora in parte selvaggio, decisamente autentico. Ma non manca di leggere e fare propria la lezione degli antichi: in mostra, tra le altre, le sue opere “divisioniste”, suggerite dall’analisi dei mosaici ravennati; ma anche gli stessi reperti archeologici che hanno suggestionato il suo linguaggio artistico.

L’Italia ha dato molto a Paul Klee, altrettanto ciò che il pittore le ha restituito. Ispirando artisti come Osvaldo Licini e Achille Perilli, in mostra accanto a Kandinsky e Moholy Nagy: un ponte tra nord e sud Europa, sorretto da profondità e acutezza di sguardo, capacità di leggere in modo attento la contemporaneità e il suo debito nei confronti del passato. Una lezione fondamentale, testimonianza preziosa per l’arte di domani.