L’enigma Holden Caulfield

29 settembre 2014


È difficile per un romanzo astrarsi dal contesto e parlare un linguaggio davvero universale, proporre cioè situazioni e personaggi che catalizzano sensazioni, inquietudini, pensieri e riflessioni valide in ogni tempo, in ogni luogo. Un capolavoro come Il giovane Holden  riesce nel miracolo, diventando non a caso uno tra i libri simbolo del Novecento: per la sua capacità di dare libro sfogo alle tensioni emotive e alle incertezze che tutti i ragazzi prima o poi si trovano a dover affrontare.

Ci sono voluti nove anni di lavoro e decine di interviste perché il regista Shane Salerno riuscisse a completare il suo Salinger – Il mistero del giovane Holden, lettura corale dei temi che rendono il romanzo unico e irripetibile, viaggio di indagine alla scoperta della personalità sfuggente ed enigmatica del suo autore. L’eccentrico e solitario JD Salinger, appunto, figura irregolare nel panorama della letteratura americana, acuto osservatore e affascinante narratore. Ma di fatto un perfetto sconosciuto.

Quasi preconizzando il fastidio di un’esposizione mediatica esacerbata, Salinger difende strenuamente – anche in tribunale! – la sua vita privata; insistendo sulla necessità che siano i suoi romanzi a parlare. Null’altro. Una posizione radicale, che Salerno prova ad aggirare con rispettosa eleganza, grazie ai contributi di intellettuali, critici letterari e fan d’eccezione. Scovati tra Hollywood e dintorni.

A dare la propria visione del fenomeno Salinger sono, nel corso di inedite ed esclusive interviste, il decano dei saggisti americani Tom Wolfe e l’inimitabile Gore Vidal, figura di rara profondità; ma anche attori del calibro di Edward Norton e Martin Sheen, John Cusack e Philip Seymour Hoffman. Nelle loro parole la devozione per una penna geniale e l’affetto smisurato per il suo personaggio insieme più tenero e scontroso. Modernissimo interprete di un presente senza punti di riferimento.

La curiosità – Tra i tanti misteri che circondano Il giovane Holden  ce n’è anche uno particolarmente inquietante. Mai chiarito perché Mark Chapman, l’assassino di John Lennon, avesse con sé una copia del romanzo il giorno in cui ha compiuto il suo terribile omicidio  


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