L’India magica e misteriosa di Rushdie

3 Giugno 2013

Salman Rushdie

C’è la città dell’infanzia. Catalogo di luoghi, emozioni, suoni e colori depositati in modo indelebile nella memoria. E c’è la città del presente, lontana dagli occhi dello scrittore esule suo malgrado. Ma mai distante dal suo cuore, dove alberga irrefrenabile il sentimento di un amore limpido e struggente per la propria terra, la propria gente e una cultura dal fascino unico e inimitabile. L’India di Salman Rushdie è uno spazio fisico, ma soprattutto mentale. Tutto da scoprire.

Una lunga intervista quella realizzata con l’intellettuale indiano, da oltre vent’anni costretto all’esilio dopo la fatwa lanciata contro la sua persona dall’ayatollah Khomeini, massima carica religiosa e politica dell’Iran dell’epoca. Considerati blasfemi dall’Islam più radicale “I versi satanici” che ha composto ispirandosi liberamente alla figura di Maometto, opera sublime che ha però urtato l’ortodossia islamica arrivando a scatenare una spirale di ritorsioni e violenze.

La ricorda come Bombay, ma oggi è Mumbai: Rushdie ripercorre con la mente gli angoli della città in cui è cresciuto, scovando differenze e analogie nel tessuto urbano – ma soprattutto sociale – di un luogo cambiato in maniera frenetica e radicale. Il suo sguardo è insieme innamorato e disincantato, lucido al punto da saper leggere con minuzia il presente di una metropoli tra le più importanti ma contraddittorie al mondo.

Eccola Mumbai cosmopolita, fulcro di attività economiche e finanziarie, ma anche la città più mitica, magica e misteriosa; quella, insomma, che ispira le pagine di uno tra gli scrittori più amati della contemporaneità. Il viaggio di Rushdie scorre dunque lungo le pagine dei suoi più grandi successi editoriali, in una coinvolgente unione tra cronaca e finzione letteraria, ricordo reale e memoria costruita. Nel comporre il quadro innamorato di una terra unica.

La curiosità – Dopo la minaccia di morte lanciata da Khomeini Salman Rushie è stato costretto a riparare in Gran Bretagna, dove tutt’ora vive sotto scorta. Ma la vendetta dell’integralismo islamico non ha risparmiato suoi collaboratori: il traduttore giapponese de “I versi satanici”, Hitoshi Igarashi, è stato ucciso; ferito quello italiano, Ettore Capriolo, al pari dell’editore dell’edizione norvegese dell’opera.