Lo zen e la fotografia di Hiroshi Sugimoto

15 Aprile 2015


Le sue fotografie sono rigorosamente in bianco e nero, come rigoroso è il minimalismo tutto orientale che le rende subito riconoscibili. Stiamo parlando delle immagini realizzate da uno dei maggiori – e più quotati – fotografi viventi, il giapponese Hiroshi Sugimoto.
Fino al prossimo 7 giugno, Fondazione Fotografia Modena ospita la mostra monografica dell’artista, che le telecamere di Sky Arte HD vi mostreranno in esclusiva – e in prima visione – nella puntata di Extra Art in onda giovedì 16 aprile.

Il percorso dell’esposizione Stop Time, a cura di Filippo Maggia, ripercorre l’intera carriera del fotografo, presentando alcune pietre miliari della sua ricerca. Già il titolo della retrospettiva centra appieno l’obiettivo della ricerca artistica di Sugimoto: immortalare nientemeno che il Tempo, nel suo senso più ampio.

Lo stesso autore ama riferirsi alla sua fotocamera come a una “macchina del tempo”, cui spetta l’ambizioso compito di registrare – e fermare in un solo scatto – lo scorrere non soltanto dei giorni, ma delle epoche.
Le fotografie di Sugimoto sono immagini mentali, concetti la cui materializzazione è resa possibile grazie a un rigoroso controllo del mezzo fotografico e del processo manuale di stampa, seguito anch’esso personalmente dall’artista.

Nella serie Theaters, per esempio, la luce bianca degli schermi cinematografici – scelti come soggetto delle foto – racchiude in sé l’intera proiezione del film, grazie a un tempo di esposizione lungo quanto la stessa visione della pellicola proposta in sala.
Ancora, le immagini di Seascapes bloccano lo scorrere incessante delle onde, mentre la scelta di “ritrarre” nei Portraits i personaggi raffigurati nelle sculture di cera dei musei – invece delle persone in carne e ossa – non fa che raddoppiare il valore della raffigurazione e la sua funzione: fermare il tempo e consegnare un momento alla storia, rendendolo immortale.