L’occhio del secolo. Cartier-Bresson

17 dicembre 2014


È vissuto più a lungo di quel secolo che Hobsbawm ha definito come breve, racchiudendo il Novecento nella parentesi che va dalla Prima Guerra Mondiale al crollo dell’Unione Sovietica; ed è per questo che l’appellativo di occhio del secolo  gli calza a pennello. Nato nel 1908 e scomparso, quasi centenario, solo dieci anni fa, Henri Cartier-Bresson è il testimone per antonomasia del nostro più recente passato. Il più attento, sensibile e poetico narratore per immagini che abbiamo mai conosciuto.

Arrivano dal Centre Pompidou di Parigi i circa cinquecento pezzi, tra fotografie e materiali d’archivio, ma anche disegni e dipinti frutto della sua esplosiva energia, che sono esposti fino a fine gennaio al Museo dell’Ara Pacis di Roma: per un viaggio nell’immaginario del fotografo francese raccontato grazie ad una nuova puntata di Grandi Mostre, la serie che ci porta a conoscere i principali eventi culturali in scena in Italia.

Tutto si gioca sulla magia di un istante per Cartier-Bresson, teorico di una fotografia che sappia catturare il momento irripetibile e irreplicabile: tanti ne ha saputi catturare in giro per il mondo, passando dall’Europa distrutta dalla Seconda Guerra Mondiale alla Russia sovietica degli Anni Cinquanta, dai processi di decolonizzazione alla Guerra Civile Spagnola e poi ancora ai volti dei protagonisti della Guerra Fredda.

Le immagini raccolte dalle telecamere di Sky Arte HD permettono di riavvolgere il filo della storia, evocando i grandi avvenimenti che hanno segnato il Ventesimo Secolo grazie allo sguardo di un testimone oculare di rara raffinatezza e inarrivabile acume. Un magnifico “ladro”, che sapeva appropriarsi in modo discreto di momenti ad altri invisibili: per comporre una visione unica della Storia.

La curiosità – In memoria di un artista… ancora vivo! Catturato dai nazisti nel 1940 per la sua attività di partigiano ed evaso solo miracolosamente dalla prigionia, Henri Cartier-Bresson viene creduto morto dal MoMA di New York: che nel 1946 gli organizza una mostra postuma, poi “trasformata” nella prima grade mostra del maestro per un museo americano.


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