Luciano Benetton, il Linneo dell’arte

2 Ottobre 2013


Tutto comincia con Linneo. Scienziato eroico, che dedica la propria vita all’utopia di una catalogazione completa e definitiva di tutte le specie viventi. E dei minerali. Una meravigliosa e divina enciclopedia, catalogo universale del creato, spettacolare e fedelissima immagine del mondo. A quell’esperienza si ispira Luciano Benetton, che porta in mostra nelle sale della Fondazione Querini-Stampalia di Venezia la sua Imago Mundi. E la racconta, in esclusiva, a Sky Arte HD.

Un viaggio intercontinentale attraverso l’arte, setacciando ogni angolo del pianeta. Dalle capitali dell’artworld ai più sperduti villaggi del Tibet e della Mongolia, incontrando star di fama conclamata e misconosciuti creativi di provincia. Nasce uno stupefacente atlante visivo, collezione di migliaia di opere realizzate ad hoc per un ambizioso progetto di catalogazione: lo scopo è, infatti, quello di raccontare grazie all’arte il mondo intero. Senza censure. Senza scale di valore.

Un processo ampiamente democratico, come si evince già dalla natura delle opere realizzate ad hoc per il progetto: si tratta di piccole tele, tutte uguali, ridotte alle dimensioni di dieci centimetri per dodici. Minuscole cartoline che compongono un puzzle sterminato, visione collettiva delle differenze e analogie che animano la società contemporanea; un lavoro potenzialmente infinito, che si arricchisce giorno dopo giorno. Città dopo città. Artista dopo artista.

Sono oltre mille i frammenti presentati in queste settimane a Venezia, parte di una raccolta che conta già duemila pezzi e conta di arrivare – entro il 2016 – a quota diecimila. Per lo più sconosciuti gli autori, almeno al grande pubblico, ma non mancano ben mimetizzati tra gli altri anche i grandi nomi: non necessariamente legati al panorama delle arti visive. E così ecco le visioni di Steven Soderbergh e quelle di David Byrne, insieme alle immagini griffate Laurie Anderson e Ryuichi Sakamoto.

La curiosità – Ad oggi la collezione di Imago Mundi  sonda dieci diverse nazioni, cinque – Australia, Corea del Sud, India, Giappone e Stati Uniti – quelle censite nella mostra veneziana. L’obiettivo è quello di raggiungere nell’arco dei prossimi cinque anni quaranta diversi Paesi: già acquisite circa duecento opere da Mongolia e Russia si punta ora all’Africa.