L’ultimo Mozart. Secondo Karl Bӧhm

5 Settembre 2013


È da sempre paradigma di perfezione, ideale cui riferirsi quando si cerca di definire i risultati più sublimi del genio creativo. Il mondo classico è sinonimo di armoniosa meraviglia, empirea tendenza alla più totale bellezza. Non è un caso, allora, se fin dai tempi di Robert Schumann le ultime due sinfonie composte da Wolfgang Amadeus Mozart vengono avvicinate, idealmente, alle atmosfere della più felice antichità.

È lo stesso compositore tedesco a leggere nei passaggi della Sinfonia n°40 in Sol minore accenti di limpida eccellenza, che lo spingono a evocare lo spirito dei classici; giudizio ripreso nel Novecento da Alfred Einstein, cugino di Albert e temutissimo critico musicale, che definisce la partitura “eroicamente tragica” . Maestosa, potente, tonante la Sinfonia n°41 in Do maggiore. Divina al punto di passare alla storia con il nome di Jupiter , il re degli Dei.

Pagine magnifiche, lette e interpretate da una tra le bacchette più amate di sempre. Quella di Karl Bӧhm, pupillo di Bruno Walter e protagonista nel 1973 di una leggendaria registrazione alla Musikvereinssaal di Vienna. Dove dirige l’Orchestra Filarmonica della capitale austriaca, semplicemente perfetta nell’esprimere l’empatia e la carica di trascinante magia propria dei classici mozartiani.

Un wagneriano convinto, sedotto dall’estro del genio di Salisburgo. Bӧhm “scopre” Mozart grazie ai consigli dell’amico Richard Strauss e del maestro Bruno Walter, diventando in breve uno tra i suoi fan più accesi. Un amore viscerale, capace di trasformare la semplice esecuzione in un evento unico e irripetibile; un’affinità unica nel suo genere quella che, a dispetto del tempo, si instaura tra direttore e compositore. Uniti dall’invisibile e indissolubile filo della musica.

La curiosità – Tutti concordi nel riconoscere a Mozart una capacità compositiva fuori dal comune. O quasi. Secco il giudizio di Glenn Gould sulla Sinfonia n°40, che liquida come “mezz’ora di banalità” .