L’universo magico di Piero della Francesca

30 Ottobre 2013


Figure di ieratica compostezza, lontane anni luce dai turbamenti e dalle sofferenze dell’umanità. Assise in una atmosfera di paradisiaca perfezione: splendide e inarrivabili, immerse in una pace che è essenza tangibile del divino. Santi, angeli, la Vergine e il bambino: protagonisti di uno tra i teatri del sacro più celebri della Storia dell’Arte. Opera che nasconde dietro una ineccepibile purezza formale profonde complessità concettuali.

Racchiude in due metri e mezzo per uno e settanta tutta la poetica del Rinascimento: è la Pala Montefeltro di Piero della Francesca, nota a tutti fin dall’epoca napoleonica come Pala di Brera, a causa naturalmente della sua più recente ed ultima collocazione. Un capolavoro assoluto,  che cela messaggi iconografici e più livelli di lettura: nei quali immergersi, perdersi e poi ritrovarsi grazie a una nuova puntata di Capolavori Svelati.

Dopo aver conosciuto il Caravaggio della Cappella Contarelli ed aver violato lo studio di Velázquez all’Escorial, Greta Scacchi si aggira per i corridoi di uno tra i più importanti musei d’Italia. È una piccola sala ad accogliere, insieme al Cristo alla colonna  di Bramante e allo Sposalizio della Vergine  di Raffaello, la preziosissima tavola di Piero. Dominata dalla figura di Federico da Montefeltro, signore di Urbino, committente di un’opera che lo vede ritratto nella sua possente armatura.

È raffinatissima la rete di simbolismi ordita da Piero, stupendo ed enigmatico protagonista di una pittura che si fonda sulle sublimi teorie filosofiche proprie dell’umanesimo più cosciente e maturo. Nulla è lasciato al caso, nessun dettaglio è fine a se stesso. Hanno una storia i monili e i gioielli indossati dagli angeli, come pure l’uovo che pende nella sua candida perfezione dalla cupola; vengono da lontano le quinte architettoniche, omaggio che tradisce uno studio approfondito della classicità ma anche la devozione per i più avanzati modelli della scena quattrocentesca.

La curiosità – Non è tutta farina del sacco di Piero, la Pala di Brera! Evidente lo stacco stilistico in alcuni dettagli, su tutti le mani di Federico da Montefeltro, ritratte con uno stile che si discosta molto da quello del maestro toscano. In questo caso la firma è di Pedro Berruguete, che attende alle modifiche all’opera nell’ultimo quarto del XV secolo.