Magia e mistero. Alle radici dell’arte

27 Settembre 2013

Werner Herzog

Un disegno per catturarli, possederli, eternarli nel ricordo e nella memoria. Un disegno per raccontare e raccontarsi, in risposta ad una prima stupefacente necessità di comunicazione e condivisione. E ancora: un disegno per avvicinarsi all’assoluto, creare un contatto tra sé e la divinità; arte come medium, porta per accedere a mondi altri. Il fascino delle pitture rupestri, prima forma di linguaggio per immagini, prorompe in un film d’autore.

A entrare nelle spettacolari grotte di Chauvet, nella Francia meridionale, è lo sguardo sublime di Werner Herzog: il regista tedesco ricrea in Cave of forgotten dreams l’emozione di trovarsi a tu per tu con uno dei più antichi codici di dialogo dell’uomo. Fascino, mistero e magia per un capolavoro della documentaristica, realizzato con il contributo dei massimi esperti internazionali nel campo dell’archeologia e dell’antropologia.

Il film di Herzog arriva in prima visione su Sky Arte HD e in simulcast su Sky 3D: le straordinarie riprese girate con tecnologia tridimensionale consentono un’esperienza letteralmente immersiva, annullando la barriera fisica dello schermo televisivo e trascinando lo spettatore in un universo di impareggiabile suggestione. Ecco a portata di mano alcune tra le più incredibili pitture rupestri mai rinvenute.

Premiato nel 2010 al Festival del Cinema di Toronto, Cave of forgotten dreams segna la naturale evoluzione dell’interesse di Herzog per l’etnografia e la storia delle diverse civiltà. Se con film come Aguirre  e Fitzcarraldo  aveva trasposto nella fiction la sua passione per l’analisi delle tradizioni di popolazioni lontane e misteriose, ora scava fino alle radici dell’uomo. Gettando un ponte verso la più remota antichità.

La curiosità – Una fenditura nella roccia che si spinge per cinquecento metri nel cuore della montagna, custodendo circa mezzo migliaio di figure – per lo più animali – disegnate in un periodo che risale a circa 30mila anni prima della nascita di Cristo. Straordinario il sito paleolitico di Chauvet, che trae il proprio nome dal suo scopritore: Jean-Marie Chauvet, archeologo e provetto fotografo, che individua la grotta nel dicembre del 1994.