La magica seduzione della tv

26 Agosto 2014


Occhi sgranati, sguardi fissi e inamovibili. Labbra un poco schiuse, fotografia ideale per la mimica dello stupore. Una felice regressione all’infanzia, un annullamento delle barriere e dei preconcetti; l’abbandono felice – ma illusorio – ad una dimensione altra, lontana, apparentemente inarrivabile. E per questo così seducente. La televisione è il nuovo oppio dei popoli? Oppure riveste, oggi come nei giorni del suo approdo nelle case, il carattere di consolatoria scatola magica?

Quesiti importanti quelli che pone Giuseppe Fanizza, protagonista con il suo Spectaculum  di una nuova tappa del Progetto ArteVisione: c’è anche lui tra i quattro creativi selezionati da Careof DOCVA e Sky Arte HD per il primo progetto di realizzazione di opere di videoarte finalizzate alla trasmissione sul piccolo schermo. Lavori che nascono dalla tv per la tv; e che della tv stessa fanno oggetto di riflessione privilegiato.

Tutto ciò che attrae la vista è, per definizione, spectaculum . Così vuole l’etimologia del termine. Fanizza ci catapulta così in un intelligente gioco di sguardi incrociati, che ci fa osservatori non visti di uomini e donne, giovani e anziani, intenti a guardare la televisione. Da soli o in compagnia, al bar o seduti sul divano di casa; un catalogo di smorfie, espressioni, suggestioni tatuate sul volto di chi depone ogni ritrosia. E vinto dalla malia dello schermo si rivela nella sua essenza più nuda.

Un progetto di natura squisitamente sociologica quello di Fanizza, che si inserisce in una ricerca che lo vede da anni farsi poetico narratore dei legami che regolano le diverse comunità. Come nel caso di Memoria topografica , lavoro che lo ha visto censire con originalità diversi aspetti della comunicazione visuale legata alla rinascita dell’Aquila; e come nel suo censimento delle Città informali , alla ricerca di spazi residuali abitati da comunità rom oggi forzosamente allontanate.

La curiosità – La videoarte? Nasce nei sixties  con il gruppo Fluxus e con Nam June Paik: questo è assodato. Ma la prima opera che contempli l’uso di un televisore risale a qualche anno prima. È nel 1958 che una tv viene acquistata come oggetto d’arte dalla Berlinische Galerie, come parte integrante di un’installazione di Wolf Vostell.