Il martedì? È di magro con Eating Art!

18 Agosto 2014


Le iridescenze delle squame disegnano un caleidoscopio di riverberi luminosi, tracciando sotto la superficie dell’acqua inafferrabili arcobaleni. Sono movenze elegantissime quelle del popolo del mare, oggetto dell’attenzione di una nuova serata in compagnia di Oliver Peyton, mattatore di Eating Art – L’arte del cibo. La serie che ci svela lo strettissimo legame tra ciò che nutre il corpo e quanto invece sfama… lo spirito!

Si parte subito andando a pesca di emozioni e suggestioni. Quelle della leggendaria Fish Magic  di Paul Klee, opera del 1925 che offre la giusta ispirazione perché uno tra i più prestigiosi ristoranti nobu di New York elabori un intrigante piatto si sushi; e quelle del visionario Giuseppe Arcimboldo, l’artista cinquecentesco famoso per comporre i propri ritratti immaginari accostando tra loro quanto trovava in tavola o nella dispensa.

Dal consumatore al produttore, o meglio: al rivenditore. Risaliamo a ritroso l’intera filiera della distribuzione, affrontando nella seconda puntata della serata il tema della commercializzazione del cibo. Della sua trasformazione da genere di prima necessità a bene di consumo in senso lato, a volte addirittura ammantato di un’effimera aura di superfluo. Ci muoviamo così tra i banchi del mercato e nelle corsie dei supermercati. Queste ultime pervase della presenza di Andy Warhol.

Colori sgargianti, font ammiccanti, slogan efficaci:l’arte si sposa al graphic design già a fine Ottocento, con le prime pubblicità tabellari elevate a rango di veri e propri capolavori. Esplode la postermania  , che impone di vivere in modo radicalmente diverso rispetto al passato il peso del cibo nella nostra quotidianità. Con un pizzico di cinismo e molta ironia, arrivando quasi a spogliare l’atto del mangiare dei suoi aspetti più sacri.

La curiosità “Caro signor Warhol, il suo lavoro ha mosso grande interesse nei confronti della nostra azienda…”: comincia così la lettera che il re della Pop Art riceve come accompagnamento di un pacco pieno di barattoli, dono riconoscente di chi ha visto i propri affari indirettamente favoriti dall’opera dell’artista. Ovvero la Campbell Soup Company.