Martin Gore. L’architetto dei Depeche

16 Luglio 2013


A metterci la voce, e la faccia, è Dave Gahan. Da trent’anni leader carismatico della band che ha scritto le regole dell’elettronica, superando di slancio la stagione new wave e costruendo quel fenomeno globale di inarrivabile spessore che risponde al nome di Depeche Mode. A prendersi la scena, davanti alle telecamere di Sky Arte HD, è questa volta Martin Gore. Compositore raffinatissimo e autore dei brani della band, architetto di un successo che non accenna a scemare.

È partito a maggio da Nizza, di concluderà a marzo2014 inRussia. Davvero estenuante il Delta Machine Tour, con oltre cento date disseminate in tutto il mondo: anche in Italia, ovviamente. Appuntamento a Milano il 18 luglio, a Roma il 20… per entrare nel pieno dell’atmosfera concerto ecco l’intervista esclusiva a Gore, lunga chiacchierata all’insegna dei ricordi. Con anticipazioni e novità sul futuro della band.

Gore evoca nel corso di una intensa intervista la sua eccezionale parabola artistica. Cominciata quando, poco più che ventenne, viene ingaggiato come semplice tastierista da un gruppo che – agli esordi – vive dell’estro di Vince Clark. Al quale sa presto sostituirsi, diventando artefice di tutti i più grandi successi del gruppo, da A Broken Frame  fino a pietre miliari come Music for the Masses  e Violator .

Un artista completo, Martin Gore. I suoi testi assumono, da un album all’altro, una profonda maturità intellettuale e concettuale, configurandosi come vere e proprie poesie contemporanee; le sue trame sonore, composte per anni grazie alla geniale complicità di Alan Wilder, sono autentici castelli melodici, dove l’apparente semplicità di motivi orecchiabili rivela in realtà tessiture di complessa e sublime armonia.

La curiosità – Esperto in… tristezza! Martin Gore è stato chiamato da un tribunale di San Jose, California, quale perito nella causa che ha visto un uomo citare in giudizio i creatori del videogioco World of Warcraft , rei a suo dire di averlo indotto ad uno stato di alienazione dalla realtà e profonda depressione. A portare, insieme a Gore, la propria testimonianza sulle cause e gli effetti dell’infelicità anche l’attrice Winona Ryder.