Messaggi segreti da un maestro del cinema

20 Dicembre 2013


Prendi uno tra i più grandi registi di sempre, noto per il suo intenso sguardo laterale sulla Storia e sul mondo; prendi il suo lavoro più inquieto e conturbante, thriller paranormale ispirato al genio horror di Stephen King. Aggiungi un fare cinema denso di simbolismi, profondo e mai banale; costruito sapientemente sulla tensione tra il detto e il “non detto”. E il mistero non può che infittirsi, in un vortice di tesi apparentemente assurde. Eppure così credibili.

Scava a fondo, alla ricerca dei più intriganti segreti di Stanley Kubrick Room 237, visionario documentario con cui Rodney Ascher setaccia fotogramma per fotogramma il mitico “Shining”, tra le pellicole più conosciute e apprezzate del celeberrimo cineasta. Una discesa nel mondo onirico e visionario di un maestro dell’immagine, inarrivabile narratore ed eccezionale tessitore di trame dall’altissimo impatto emotivo.

Tra fantasiose ma emozionanti teorie complottiste e sentiti omaggi ad un eroe del cinema, Ascher seziona il film un passo alla volta: svela piccoli errori e incongruenze, ma anche messaggi subliminali; rivela l’inquietante apparizione, durata lo spazio di un frame, del volto di Hitler o di Kubrick stesso, ridisegna i tragitti percorsi dai protagonisti tra i corridoi maledetti dell’Overlook Hotel, trovano assonanze imprevedibili e suggerendo immagini sconvolgenti.

Dietro la terribile stanza 237, vaso di Pandora che scatena forze diaboliche, potrebbero nascondersi segreti che escono dalla finzione cinematografica e si fondono con la realtà, in una delirante confusione tra possibile, plausibile e irrazionale. Un’opera conturbante quella di Ascher, tributo non convenzionale a Kubrick, che ha inchiodato alle poltrone il pubblico del Sundance e del Festival di Cannes.