Mezzo secolo di libri. Con Adelphi

18 Ottobre 2013


Il suo nome significa fratelli  . Rimanda ad una affinità elettiva costruita sulla comunione di buone letture, profondità di analisi e ampiezza di orizzonti; capacità di guardare alla Storia del pensiero senza pregiudizi, abbracciando tradizioni tra loro anche lontane e apparentemente inconciliabili. Un monumento della cultura nazionale la casa editrice Adelphi, nata a Milano esattamente mezzo secolo fa. E per questo giusta protagonista di un omaggio firmato Sky Arte HD.

A raccontare un’epopea lunga mezzo secolo e forte di circa duemila titoli pubblicati è la persona che più di ogni altra ha legato la propria vita – non solo professionale – a un marchio che è già leggenda. Roberto Calasso ha cominciato a lavorare per Adelphi poco più che ventenne; ha assunto con il passare del tempo la carica di direttore editoriale e poi di consigliere delegato. Dalla fine degli Anni Novanta ne è presidente, coronamento naturale di una carriera in crescendo.

Calasso è la memoria storica di Adelphi e, dunque, veste i panni di testimone della vita culturale di un Paese che ha contribuito a provocare, suggestionare, educare. Proponendo titoli arditi, puntando su autori – all’epoca misconosciuti – che si sono rivelati poi firme di portata internazionale. Il suo ricordo, fitto di aneddoti anche inediti, si popola di figure dal fascino assoluto, scrittori e pensatori di inarrivabile levatura.

Dalla contagiosa energia di Bruce Chatwin, sempre pronto a partire per nuove avventure, al lucido pragmatismo di Leonardo Sciascia, stupendo lettore della nostra società; dall’ironia di Simenon a quella dell’amico Federico Fellini, fino alla dolente e struggente poesia di Kundera. La voce di Calasso tratteggia caratteri e personalità, scioglie enigmi e rivela piccoli e grandi segreti dei grandi della letteratura.

La curiosità – Anche l’occhio vuole la sua parte: riconoscibilissima la livrea dei libri Adelphi, immutata da cinquant’anni e assunta a simbolo stesso di cultura. Frutto di un accorto lavoro di immagine? Tutt’altro: la casa editrice non si è mai servita del lavoro di un grafico, scegliendo per le proprie copertine uno schema ideato a fine Ottocento dall’illustratore britannico Aubrey Beardsley. E prendendo come logo un antico pittogramma cinese, quello della cosiddetta “luna nuova”, simbolo univoco di morte e resurrezione.