Mille modi per dire street art. A Berlino

10 gennaio 2013


Bombolette e stencil: l’immagine classica dello street artist sembra escludere ogni altra forma di supporto, linguaggio o materiale. Graffiti e poco altro. Invece, sotto l’etichetta scomoda di “arte di strada” si nasconde un universo di poetiche e modelli espressivi, teorie varie e disparate: tutte concentrate in quella straordinaria palestra della creatività che è, oggi, Berlino. La capitale tedesca è teatro di una nuova puntata di Streetosphere.

Si trova alla convergenza tra arte circense e break-dance, richiede doti atletiche da autentico stunt man: non a caso, infatti, trae la propria origine dalla volontà di emulare le più spettacolari situazioni degli action movies. Il Parkour è disciplina spettacolare e dinamica, che porta evoluzioni da acrobata in stupefacenti contesti urbani: capriole e piroette mozzafiato, salti vertiginosi quelli che Amadei Weiland compie per le strade di una delle città più belle d’Europa.

Dal linguaggio del corpo a quello, altrettanto fisico, della pura materia: suggestivo l’incontro con Jan Vormann, che interviene a colorare tratti di città con spettacolari costruzioni in mattoncini Lego, coinvolgendo con la sua azione la curiosità dei passanti; ed Emilie Gottmann, tra le poche regine di un’arte ancora molto “maschile”, autrice di geniali creazioni tridimensionali in metallo.

Berlino, città di avanguardie, non poteva esimersi dallo sperimentare la street art … 2.0! Quella dell’eccentrico Aram Bartholl, che innesta chiavi USB sui muri della città, invitando i passanti a connettere i propri computer portatili, copiare e diffondere la sua arte. Le nuove tecnologie a sostegno di una fruttuosa e fortunata azione di “semina creativa”, che sparge per la città nuovi linguaggi visuali.