Mille volti per l’arte del Novecento

13 febbraio 2013


Chi l’ha studiato a fondo, come Eric Hobsbawm, non ha esitato a definirlo “secolo breve”. Cento anni in realtà velocissimi, concentrati e contratti in una spasmodica e costante evoluzione tecnologica; nell’aggiornamento continuo di pensieri e punti di vista, alimentato dalla diffusione sempre più trasversale della cultura. Parentesi fugace ma determinante, non solo per l’Italia, è stato il periodo tra le due guerre mondiali. Una stagione da rileggere e approfondire.

Per La mostra della settimana le telecamere di Sky Arte HD si muovono alla volta di Forlì: il complesso dei Musei di San Domenico ospita “Novecento. Arte e vita in Italia tra le due guerre”, grande retrospettiva dedicata alla vitale scena artistica che ha animato il Belpaese tra la fine della Grande Guerra e il crollo del Fascismo. Tra l’adesione, almeno formale, all’estetica del regime e le più fantasiose forme di fuga da una realtà che, anche a distanza di così tanto tempo, non manca di suscitare tormento.

Si passa, senza soluzione di continuità, dalla stagione matura del Futurismo – con le sperimentali verticalità di Tullio Crali e le colorate rivoluzioni di Depero – alla riscoperta dei temi classici portata dai vari De Chirico, Funi e Sironi; dalle complesse architetture della Metafisica alle oniriche inquietudini di Cagnaccio di San Pietro. Passando per le composizioni ancestrali di Campigli e i sinuosi marmi di Wildt.

Un excursus completo, cui va il merito di sgombrare il campo da ogni pregiudizio: perché se è vero che sul periodo pesano le angosce belliche e la soffocante ingerenza del Fascismo, è altrettanto evidente come, tanto nei canoni dell’arte di Stato quanto ai suoi margini, si è assistito  ad una ricca e variegata stagione creativa. Nella quale hanno saputo convivere il circolo di Margherita Sarfatti e le eretiche posizioni di Renato Guttuso.