Nella miniera abbandonata di Lohberg

20 Agosto 2014


Basta un vecchio villaggio fantasma, manciata di case gettata nel nulla di un deserto del Far West, per scatenare fantasie sospese tra il romantico e l’avventuroso. Figuriamoci allora il tasso di suggestione che può sviluppare l’apparentemente irreale condizione di un luogo sì disabitato, ma inserito in uno dei contesti più dinamici e popolosi d’Europa. Quello della Ruhr, un tempo locomotiva industriale della Germania.

È un vero e proprio cortocircuito quello offerto questa settimana da Rovine Moderne, la serie che ci porta in visita in alcuni tra i luoghi dimenticati più incredibili al mondo: ambienti che hanno visto l’illusoria presenza dell’uomo lasciare il campo, inesorabilmente, al silenzio. Come è accaduto, negli ultimi anni, al sito industriale di Lohberg.

Un’infaticabile attività quella che per circa un secolo ha animato il fiore all’occhiello dell’industria estrattiva tedesca, con una forza lavoro arrivata nei momenti di massimo splendore a toccare le cinquemila unità. A tuffarsi nelle viscere della terra, lungo cunicoli spinti fino a milleduecento metri di profondità: in cerca di un oro nero (non petrolio, in questo caso carbone) presto trasformatosi in buco nero. Buia voragine spenta a causa della deindustrializzazione.

Le spettacolari immagini di Lohberg raccontano un processo affine a tante aree del Vecchio Continente – basti pensare al Sulcis, in Sardegna – e offrono l’assist per riflettere sull’aggressione dell’uomo nei confronti del paesaggio; ma anche, a questo punto soprattutto, a come di sossono sanare le ferite inferte dalla caccia esasperata alle risorse naturali, facendo dei ruderi ormai esausti delle fabbriche le avanguardie per un cambiamento culturale e sistemico.

La curiosità
– Un’attività industriale del peso di quella di Lohberg non impatta sul territorio solo dal punto di vista ambientale e paesaggistico, ma anche sociale. La richiesta di manodopera ha causato infatti nel paese sede della fabbrica un altissimo flusso migratorio: si calcola che il 40% della sua popolazione sia oggi di origine turca, per quella che risulta una delle comunità straniere in proporzione più popolose della Germania.