Modernissimo Antonello. Le radici del ritratto

6 Novembre 2013


Cosa ci fanno le opere di un pittore morto oltre cinquecento anni fa in un museo d’arte moderna e contemporanea? Non si tratta di una sfida concettuale né tantomeno di un vigoroso cambio di rotta. Semmai del doveroso omaggio ad una figura che per capacità di introspezione, analisi ed empatia con il proprio soggetto ha saputo ergersi al di sopra del tempo. Governandolo con sublime maestria. Ed eccezionale spirito di innovazione.

Se il genere della ritrattistica ha preso le pieghe nelle quali oggi ci riconosciamo – a livello tanto ideale quanto formale – è perché cinque secoli fa un giovane artista siciliano ha avuto la capacità e la lungimiranza di filtrare la propria indole mediterranea con la lezione dei grandi maestri del Nord. Arriva al MART di Rovereto, cornice per lui inedita, il leggendario Antonello da Messina. Il primo pittore moderno. E il primo – chissà: forse l’unico! – pienamente europeo.

Ecco la ieratica Madonna Benson  in prestito dalla National Gallery di Washington e lo struggente Salvator Mundi  oggi a Londra, opere di intenso misticismo e grande pathos, specchiarsi nel Ritratto d’uomo  della Galleria Borghese, solo uno tra le celeberrime fotografie ante litteram che Antonello ha dedicato agli anonimi facoltosi protagonisti di una emergente élite economica e sociale. Classe che alla nobiltà di rango sostituisce un’orgogliosa nobiltà di censo, anticipando quella che sarà la moderna borghesia.

Le telecamere di Sky Arte HD si muovono nelle sale del museo trentino mostrando capolavori in arrivo dalle principali collezioni pubbliche del mondo. Un catalogo impressionante quello che arricchisce una nuova puntata di Grandi Mostre, la serie che concede una panoramica inedita ed esclusiva sui principali eventi espositivi d’Italia: svelando, in questo caso, l’eccezionale portata di un artista sfuggente e solitario. Figura che ha fatto la Storia, restando ammantata dalla leggenda.

La curiosità – La tradizione riconosce ad Antonello da Messina la palma di primo artista italiano a usare i colori ad olio, invece di quelli a tempera comunemente adoperati al suo tempo. Un aneddoto che esemplifica il rapporto dell’artista con la scuola fiamminga, dove invece questa tecnica era da tempo largamente diffusa, ma dove non fu inventata, semmai riscoperta e perfezionata. Le prime testimonianze dell’uso della pittura ad olio risalgono infatti all’antichità; ed è del XII secolo il ricettario con cui il monaco Teofilo illustra i processi per ottenere tinte e colori.