Munch a Genova. Una mostra da… urlo!

21 Gennaio 2014


Non ha partecipato alla eccitante vita mondana della bohème parigina, vista e vissuta a margine di un viaggio di formazione che lo porta – poco più che ventenne – a confrontarsi con l’esperienza di Van Gogh e Gauguin. Una vita schiva quella di Edvard Munch, passata a combattere a colpi di pennello con i fantasmi e i turbamenti di una sensibilità unica e delicatissima, appesantita e gravata dai mali del mondo. Ma capace per questo di esprimere un sentimento di mutua condivisione.

È un dolore cosmico, totale, quello di cui si fa carico Munch. Catalizzatore di una sofferenza subdola e strisciante, comune all’Uomo in quanto tale; esorcizzata sulla tela in forma di segni che sono come graffi, colori tanto feroci e assurdi da apparire quasi lisergici. Una figura leggendaria quella dell’artista norvegese, apripista della contemporaneità: omaggiato al Palazzo Ducale di Genova da una mostra che ne celebra il centocinquantesimo anniversario dalla nascita.

La firma sul progetto è di Marc Restellini, che torna ad occuparsi di Munch dopo la straordinaria retrospettiva curata nel 2010 alla Pinacotheque de Paris – circa 600mila, in quel caso, i visitatori. Un evento monumentale, replicato in Italia grazie al prestito di centoventi opere in arrivo dalle più importanti collezioni pubbliche e private d’Europa. Per un viaggio mai così completo nella mente e nella visione di un artista dal fascino immortale.

Nelle Bagnanti  ritratte ai primi del Novecento emerge un senso di nudità emotiva che, trasfigurata in quella fisica, diventa allegoria di tormento e fragilità interiore; affine al sentimento di abbandono e tristezza che ci trasmettono Le ragazze sul ponte , assorte a fissare un orizzonte impassibile. Muto, insondabile, svuotato di ogni possibile presagio e per questo – forse – ancora più opprimente e terribile.   

La curiosità – È uno tra i quadri più famosi di sempre. E anche uno dei più rubati! La copia de L’Urlo  conservata a Oslo (una delle quattro dipinte da Munch) è stata trafugata una prima volta nel 1994, ma rinvenuta solo tre mesi dopo. È il 2004 quando l’opera viene nuovamente sottratta, salvo essere recuperata dalla polizia due anni più tardi.