Napoli eroica. Tra miti e riti

6 maggio 2014


Magica e misteriosa, legata ad una tradizione che assume toni che confondono i piani di Storia e leggenda, realtà e superstizione, cronaca e mitologia. Perno attorno cui ruota il Mediterraneo, con il suo carico di aromi, sensazioni, emozioni, musiche, liturgie. Prosegue con una nuova puntata de L’oro di Napoli l’eccezionale viaggio di Sky Arte in una delle città più fascinose d’Europa, crocevia tra passato e futuro, Oriente e Occidente, Nord e Sud.

Come prima tappa eccoci al Museo Donna Regina, MADRE di nome e di fatto: perché nell’acronimo sembra rivelare come l’arte e cultura siano da sempre forza che sa cullare l’intera città, svezzarla, elevarla verso le più alte vette dello spirito. Ad accompagnarci per le sale della collezione un direttore giovane ed entusiasta, Andrea Viliani, che ci presenta uno tra gli artisti che meglio ha saputo sintonizzarsi con l’anima di Napoli.

Titola Eroica / Antieroica  la retrospettiva che nell’ottantesimo anniversario dalla nascita ricorda il talento di Vettor Pisani: eccentrico ed eretico nel suo immaginario che mescola elementi colti e altri popolarissimi, declinando nel linguaggio della performance e dell’installazione l’irrisolta tensione tra il tempo della Storia e quello dell’uomo. Indugiando su figure scomode – come quella di Claretta Petacci – assunte a icone delle contraddizioni più profonde del Paese.

Ci spostiamo poi nella Cappella San Severo, luogo dove il misticismo si tinge dei toni più oscuri e fascinosi. Nelle enigmatiche decorazioni del tempio si leggono misteriosi simboli massonici, rimandi a riti sconosciuti; nella devozione popolare per la statua del celebre Cristo Velato si ravvede invece la più genuina e struggente anima partenopea. Un dialogo sottolineato per l’occasione dal poeta arabo Adonis, accompagnato dalle melodie del Trio Jazz D’Errico.

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La curiosità – Tante le leggende che ruotano attorno alla figura di Raimondo di Sangro, il nobile che fece costruire la Cappella Sansevero. Tra questa quella che lo vuole accecare lo scultore Giuseppe Sanmartino, per impedirgli di realizzare per altri una scultura di qualità superiore al “suo” Cristo Velato.